L’AQUILA – Niente più Pronto Soccorso per gli ipocondriaci, i paranoici e i malati immaginari. In futuro nei reparti di urgenza degli ospedali entreranno solo i cosiddetti “codici gialli” e “rossi”, vale a dire i casi più gravi, mentre i casi più lievi verranno indirizzati verso i servizi ambulatoriali e i medici di base sparsi sul territorio.

Lo ha detto ieri il ministro della salute Ferruccio Fazio presentando quella che lui stesso ha definito una “rivoluzione” che investirà i reparti di emergenza degli ospedali italiani.

Nei Pronto Soccorso del nostro Paese, si sa, le attese sono lunghissime, con tempi che possono arrivare anche a dieci ore. Ciò accade, dice il ministro (che ha citato i dati di un rapporto della Commissione Igiene e Sanità presieduta da Antonio Tomassini), soprattutto per via dell’elevato numero di pazienti non gravi (i codici bianchi e verdi appunto) che intasano le salette dei triage e generano attese infinite. Di qui la proposta di riforma che prevede la separazione dei casi più lievi da quelli più gravi con uno “smistamento” dei primi su quella che il ministro definisce “assistenza territoriale H 24”.

“Troppi pazienti vanno in ospedale invece che sul territorio” – ha detto il ministro – “Gli accessi al Pronto Soccorso sono aumentati del 50% in dieci anni. Dobbiamo anzitutto avviare servizi di assistenza territoriale H 24 perché la guardia medica com’è organizzata adesso non effettua prestazioni di emergenza e quindi viene comunque attivato il 118. Noi vogliamo aggiungere ai tre macro livelli della sanità (prevenzione, assistenza territoriale e assistenza ospedaliera) – ha spiegato ancora Fazio – un quarto livello, l’emergenza-urgenza, con una cabina di regia gestita anche da medici di famiglia”.

In sostanza, dicono al ministero, già alla chiamata per segnalare un’emergenza, ci sarà un primo smistamento: i codici bianchi e verdi saranno indirizzati all’assistenza territoriale, cioè ai medici, mentre i più gravi arriveranno in ospedale.

Tutto facile allora? No, non proprio. Fazio sembra commettere un eccesso di semplificazione (la situazione dei reparti di Pronto Soccorso degli ospedali italiani non è la stessa ovunque e ci sono differenze profonde fra città e città) e soprattutto, annunciando che la riforma sarà “a costo zero”, pecca decisamente di ottimismo. Per potenziare i servizi di “assistenza territoriale H 24”, infatti, serviranno risorse (personale, macchinari) e si dovrà anche chiarire meglio chi andrà a fare cosa. Il contratto delle guardie mediche, ad esempio, prevede solo lo svolgimento di funzioni urgenti, non dell’attività ambulatoriale (e i codici bianchi spesso sono assimilabili ad attività ambulatoriale). Tant’è vero che, ad esempio, attualmente la guardia medica dell’Aquila non è dotata neanche di un ambulatorio (ha solo una stanza alla Guardia di Finanza che è una semplice stanza di albergo).

“In sé l’idea non è sbagliata” – ci ha detto il Dott. Luigi Valenti, primario del reparto di Pronto Soccorso dell’Aquila – “E’ vero che, attualmente, c’è un eccesso di codici bianchi e verdi nei nostri reparti e dunque ben vengano operazioni di razionalizzazione e ottimizzazione. Quello che bisogna capire bene, però, è come intervenire. Mi sembra improbabile che una riforma come quella annunciata dal ministro Fazio possa farsi a costo zero, dal momento che, se ho ben capito, prevede espressamente un potenziamento dei servizi territoriali ambulatoriali. Inoltre bisogna capirsi bene su alcune cose. Ad esempio, chi sarà ad assegnare i codici e a smistare i pazienti? Le variabili da considerare – ha spiegato il Dott. Valenti – sono molte e complesse. Occorrerebbe inoltre anche un cambiamento culturale, di mentalità. Il mondo sta cambiando, le cose vanno sempre più veloci e oggi le persone che arrivano al Pronto Soccorso, soprattutto i casi meno gravi, vogliono “tutto e subito” e ovviamente non sempre è possibile accontentarli. Inoltre sono del parere che non si possano fare riforme di questa portata in modo indifferenziato, senza calarsi nella realtà delle cose e in ciò che succede giornalmente negli ospedali”.

Una dottoressa sovente impegnata “sul territorio” come medico di guardia invece ci ha detto: “Il concetto in sé è condivisibile ma estremamente vago, almeno per come è stato esposto dal ministro. Si parla, ad esempio, di potenziamento dell’assistenza territoriale, ma a chi si fa riferimento esattamente? Ai medici di base? Agli ambulatori che stanno nei vari distretti sanitari in periferia? (In una città come L’Aquila, per intenderci, se ne possono trovare a S .Demetrio, Montereale, Tornimparte). Ai consultori, almeno per ciò che concerne la ginecologia-ostetricia? O alle guardie mediche? In ogni caso, chiunque sia il “territorialista” chiamato in causa dalla riforma, i punti cruciali mi sembrano essere questi. Anzitutto i medici che sono sul territorio spesso non dispongono di strumenti adatti per poter esercitare quella funzione di filtro che si richiede loro (mi riferisco a macchinari come elettrocardiografi, ecografi etc.) e nell’epoca della cosiddetta “medicina difensiva”, in cui cioè i pazienti denunciano i propri medici con maggiore facilità di quanto non avvenisse in passato, mi sembra improbabile che il “territorialista” sprovvisto di strumenti possa prendersi la responsabilità di tranquillizzare il paziente senza fare ulteriori accertamenti: ciò lo porterebbe comunque ad inviare la maggior parte degli stessi al Pronto Soccorso. Aggiungo anche un’altra considerazione: se provvisti degli strumenti di cui sopra, siamo sicuri che i medici sul territorio saprebbero usarli? Un medico di base o una guardia medica saprebbero fare un Ecg o un’ecografia? Nella maggior parte dei casi temo proprio di no. Quindi occorrerebbe formare i medici, cosa non banale visto che simili competenze non si possono improvvisare ed occorrono anni di esperienza per conseguirle. In ogni caso, per fare tutte queste cose si renderebbero necessarie delle spese importanti e quindi non mi sembra affatto una riforma a “costo zero”. Inoltre i medici sul territorio attualmente non sono presenti H24 e quindi anche per assicurare la presenza degli stessi in ogni momento suppongo vi sarebbero delle spese aggiuntive da sostenere”. Roberto Ciuffini

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Registrazione Tribunale dell’Aquila n.560 del 24/11/2006 – PI 01717150666

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