Da domani, 1 febbraio, non verranno rinnovati i contratti di tanti lavoratori e lavoratrici somministrati dell’ospedale dell’Aquila assunti tramite l’agenzia per il lavoro Orienta. Tanti gli appelli lanciati nel corso dei mesi ai vertici della Asl 1 e alle istituzioni

L’AQUILA – Perderanno il lavoro le decine di lavoratrici e di lavoratori somministrati dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila assunti tramite l’agenzia per il lavoro Orienta: operatori e operatrici socio sanitari, ma anche infermiere e infermieri che dopo aver lanciato, nel corso dei mesi, vari appelli ai vertici della Asl 1 Sulmona-Avezzano-L’Aquila, da domani saranno disoccupati. A nulla sono valsi non soltanto gli appelli, ma anche le mobilitazioni e la richiesta d’aiuto rivolta alle istituzioni e agli amministratori locali, che pure avevanpo speso parole di sostegno nel corso di questo ultimo anno e mezzo, a destra e a sinistra.

“Ringraziamo profondamente il direttore generale della Asl 1 Ferdinando Romano per averci aiutato”, le ultime parole amaramente ironiche di tanti lavoratori e di tante lavoratrici che sinora, per anni, hanno lavorato senza alcuna prospettiva minima, ma sempre con la speranza che anche per loro – come già avvenuto per altre categorie occupazionali all’interno delle realtà sanitarie della Asl 1 e anche in altre Asl abruzzesi – sarebbe arrivata una stabilizzazione. “Ci chiamavano eroi durante la pandemia da Covid19 – dicono con forza – poi hanno ignorato il nostro lavoro, i diritti e le esigenze di avere certezze”. I lavoratori e le lavoratrici in somministrazione, infatti, per anni hanno rispettato turni e carichi di lavoro spesso molto pesanti e sempre con contratti rinnovati mese dopo mese, quindi senza avere la possibilità non soltanto di pianificare la loro esistenza, ma anche di fruire di ferie e malattie. Da domani, dunque, tutti a casa: tutti, a eccezione di coloro che già non sono stati riassunti precedentemente.

“Vogliamo sapere perché la Asl sta effettuando questi licenziamenti, senza darci alcuna informazione, senza preavviso, dopo anni in cui i contratti sono sempre stati rinnovati – chiedono – definiti eroi della pandemia, ora sbattuti fuori come stracci usa e getta”, chiedevano nell’ottobre del 2022. Una domanda che ora, a maggior ragione, resterà senza risposta.

Nello specifico si tratta di i tratta di 400 persone (tra operatrici e operatori socio sanitari e quasi un centinaio tra infermieri e infermiere del San Salvatore), provenienti dall’Aquilano e da Sulmona, dalla valle Peligna, dalla Marsica, dalla piana di Navelli. Oltre ai tanti chiamati nel 2020 per la gestione sanitaria del Covid, altri lavorano nella Asl 1 dal 2016, ma sono decine coloro che, ogni volta con inquadramenti differenti, prestano il servizio all’ospedale dell’Aquila dalla fine degli anni Novanta. Un anno fa chiesero all’assessora regionale alla Sanità Nicoletta Verì e al manager della Asl 1 Romano di essere ricevuti e aiutati. “Chiediamo – dissero – la pubblicazione di un avviso pubblico che consenta di riassorbire persone che hanno accumulato un’importante esperienza al San Salvatore, come è stato fatto nelle altre Asl abruzzesi”. Nulla di tutto questo nel corso dei mesi.

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