L’AQUILA – Cosa sta succedendo in Siria? Giornali e televisioni italiani parlano, in queste ore, di uno scenario drammatico, molto simile a quello libico. Carri armati e aerei dell’esercito regolare siriano che starebbero bombardando senza sosta alcune cittadine “ribelli”; morti a centinaia; un governo autoritario in palese difficoltà che, dinanzi a una crisi politica irreversibile, anche perché generazionale, sceglie il pugno di ferro anziché il dialogo; l’ONU e l’Unione Europea che si accingono a convocare i rispettivi organi direttivi e promettono sanzioni.

La difficoltà principale, per noi che assistiamo da lontano agli eventi, consiste nell’accertare la veridicità delle notizie. I reportage degli inviati italiani sono viziati dal fatto che nessuno di loro è presente nelle città teatro delle presunte carneficine, come Dera’a, Banyas o Douma. La maggior parte dei giornalisti, infatti, si trova nelle capitali dei Paesi limitrofi – Tel Aviv, Amman e Beirut – e riferisce informazioni raccolte da siti web e social network, ambienti virtuali che oggi sono oggetto di una totale strumentalizzazione da parte dei gruppi che si oppongono al governo siriano.

Mimmo Srour, ingegnere, ex assessore regionale ed ex sindaco di S. Eusanio Forconese, è nato e cresciuto proprio in Siria e in questi giorni è in contatto costante con il suo Paese. Srour ci dice al telefono che “le cose non stanno assolutamente come le hanno dipinte i media italiani e occidentali. Con questo non voglio dire che la situazione non sia complessa e anche difficile, tutt’altro. Certo è, però, che essa è ben lontana dai livelli di drammaticità e orrore raccontati in queste ore”.

Srour non si sofferma ad analizzare solo la situazione siriana. Il suo racconto prende le mosse da quel che sta accadendo o è già accaduto in tutto il mondo arabo dell’area mediterranea. “E’ davvero singolare che tutte queste rivolte siano scoppiate nello stesso momento o a poche settimane di distanza l’una dall’altra e per di più con modalità, dinamiche e protagonisti così simili fra di loro. Quello che mi chiedo è se si sia davvero trattato di una reazione a catena o se magari non ci sia dell’altro. Non voglio insinuare che ci sia una regia occulta dietro tutto questo, non sono un complottista. Però le cose sono senz’altro meno ovvie di come vorrebbero farci credere”.

Continua Srour La Siria è un Paese completamente diverso dalla Libia o dall’Egitto. Un Paese multietnico e multiconfessionale, nonché ampiamente secolarizzato, con una classe dirigente giovane che ha studiato e si è formata nelle università europee. In Siria convivono diciannove confessioni religiose diverse: Sunniti, Sciiti, Alawiti, Drusi, Cristiani Ortodossi, Cristiani di rito Orientale e Occidentale. In Siria si trovano ben quattro etnie diverse: arabi, curdi, armeni e drusi, e questo non da un giorno, senza che ci siano mai stati problemi. Probabilmente l’unico paragone possibile quanto a varietà etnica e religiosa è con il Libano. Ora è ovvio che un paese siffatto, per evitare laceranti conflitti interni, ha bisogno di uno stato “forte” e presente, ma questo non significa che lo stato Siriano sia la feroce dittatura descritta dai media occidentali. Per altro la Siria, ben prima dei moti odierni, era senz’altro un Paese avviato sulla strada delle riforme. Come mai allora la Siria che ci viene raccontata dai media ha l’aspetto di una seconda Libia? Come mai tutto dà l’impressione di un copione che abbiamo già visto? Che anche in questo caso si stia preparando l’opinione pubblica al momento dell’intervento occidentale?”.

Ma allora i morti e i massacri di cui si sente parlare? “In base alle notizie che ho io leggendo i giornali arabi, ascoltando i notiziari e soprattutto parlando tutti i giorni al telefono con le persone che conosco e che vivono laggiù, gli scontri sono circoscritti ad alcuni centri rurali, di piccole dimensioni e la cui importanza economica e strategica è pressoché nulla. Né mi risulta quello che alcuni giornali hanno scritto stamattina e cioè che Damasco sia ormai una città in stato d’assedio, circondata dai carri armati di Assad”.

La convinzione della stragrande maggioranza dei Siriani è invece che sia in atto un’azione, portata avanti da più parti, compresi i Paesi Arabi del Golfo Persico, volta a destabilizzare la Siria come governo, per renderla meno sicura e per ridurre la forza che le deriva dalla sua posizione geostrategica nel Medioriente“.

I Siriani – lo hanno dimostrato nelle manifestazioni degli ultimi giorni, che hanno visto scendere in piazza milioni di persone – pretendono senz’altro riforme volte a favorire l’eguaglianza sociale e contenere il dilagare della corruzione, il vero cancro del sistema Siriano. Tuttavia è con Assad che vogliono queste riforme e per questo hanno gridato un chiaro no alle interferenze esterne e al “disordine creativo” che qualcuno vorrebbe esportare nel Paese. E questo è un fatto, anche se nessuno lo dice. Così come è un fatto, anche se nessuno lo riferisce, che i gruppi che portano avanti le azioni di violenza in alcune delle realtà citate sono gruppi terroristici di ispirazione islamica integralista, che rivendicano l’applicazione della Sharia e vorrebbero innescare un conflitto tra le diverse componenti etniche Siriane. Sono fiducioso però, che questi gruppi, assolutamente minoritari, saranno certamente sconfitti dalla civiltà e dalla compattezza del popolo Siriano”.

 

di Roberto Ciuffini

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