Vi è una pericolosa frattura fra l’educazione dei primi anni di vita, e l’educazione alla vita sociale che da un certo punto in poi iniziamo ad attuare.
Ad esempio, insegniamo ai bambini ad essere “buoni” e questo lo consideriamo un comportamento virtuoso e “attivo”. Ma un giorno nostro figlio è vittima di un piccolo sopruso o di una ingiustizia. Passi una volta, ma se capitano altri episodi non ci piace che assuma un comportamento che, da questo punto in poi, consideriamo “passivo”.

Lo stimoliamo a non farsi sottomettere, a reagire di fronte alle provocazioni, a farsi vedere più forte e più duro, in modo che l’altro si scoraggi.
Piano piano prende avvio un’altra fase del processo educativo: è l’iniziazione alla vita sociale, alla vita “vera”, che non è né quella della scuola materna, né quella ovattata della famiglia. Si comincia ad entrare in un mondo in cui bisogna sgomitare, farsi largo, imporsi. Un mondo di lupi in cui ottiene qualcosa solo chi è più forte e sa farsi valere.
Allora sorge una domanda cruciale: la bontà una virtù che se praticata potrà cambiare il mondo, oppure è fuori dalla logica del mondo? È una virtù da insegnare o è solo per i perdenti? Pensiamo che i nostri bambini debbano imparare ad essere buoni solo con la mamma, il papà, i fratelli, i nonni, con qualche insegnante e con qualche amico, mentre con gli altri vige una regola diversa?

In queste vacanze natalizie due episodi mi hanno scosso. Ho un figlio di 6 anni che si è imbattuto in un ragazzino che alza le mani per comunicare. Gli ho detto di non reagire e lasciarlo stare, ma ho intuito che nella comitiva in cui mi trovavo ero l’unica a pensarla così. E la cosa mi spaventa……È sotto gli occhi di tutti come la “cattiveria”, anche nella sua forma più mite, non sta producendo un mondo migliore e soprattutto ci fa perdere la speranza che sia possibile un mondo diverso.

Ci fa immaginare che il suo opposto, ossia la bontà, si accompagni a debolezza, sottomissione, passività.

E allora la domanda sorge spontanea: Dobbiamo insegnare ad i nostri figli a spingere ancora più forte rischiando di far male davvero ad un altro bimbo? Oppure gli diciamo di abbracciarlo e spiegarli che così potrebbe far male davvero a qualcuno?

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