di Marianna Gianforte

In Abruzzo l’83,8% dei medici sono obiettori, in Molise l’82,8%, con una media nazionale che si aggira intorno al 64%. Una legge, quella sulla ‘tutela sociale della maternità’ e ‘l’interruzione volontaria di gravidanza’, che ha permesso alle donne di incominciare ad abortire legalmente e in condizioni di tutela per la loro salute.

L’AQUILA – “La piena attuazione della legge 194 è di fatto un percorso a ostacoli, soprattutto in Abruzzo e Molise: l’istituto dell’obiezione di coscienza è arrivata a livelli non tollerabili per l’intero sistema e pone difficoltà enormi di accesso alle procedure abortive. Si aggiunge a questo una certa intolleranza all’utilizzo delle procedure abortive farmacologiche. In Abruzzo l’83,8% dei medici sono obiettori, in Molise l’82,8% con una media nazionale che si aggira intorno al 64%”.

A sostenerlo, in una nota congiunta, sono Alessandra Tersigni della segreteria della Cgil Abruzzo e Molise e Loredana Piselli del coordinamento ‘Donne Spi Cgil Abruzzo e Molise’. La legge 194 sulla ‘tutela sociale della maternità’ e ‘l’interruzione volontaria di gravidanza’, che ancora oggi suscita prese di posizione opposte nel dibattito sociale e politico, è entrata in vigore 45 anni fa, nel maggio del 1978, una legge che, nonostante il contrastante dibattito che ne caratterizzò la nascita, fu subito molto accettata tra la popolazione femminile, e non solo, sin dalla sua entrata in vigore: eloquente fu il fatto che nel 1981 il ‘Movimento per la vita’ promosse un referendum per abrogarla, che vide, però, il 70% dei votanti scegliere il suo mantenimento.

“Sono passati 45 anni ma l’autodeterminazione delle donne è ancora messa fortemente in discussione – prosegue la Cgil Abruzzo Molise nella nota -. Oggi, in continuità con il movimento femminista degli anni 70, siamo ancora impegnate a difendere il diritto alla libertà di scelta e il diritto alla salute delle donne che decidono di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza. Ci sono delle regioni dove ormai l’uso dell’aborto farmacologico è prevalente. Non è il caso dell’Abruzzo, dove si pratica solo in tre ospedali, e del Molise che ha la maglia nera su tutto il territorio nazionale con l’1,9% di possibilità di abortire con la RU 486. Ad agosto 2020 il ministero della Salute aveva emanato una circolare che prevedeva, tra le altre cose, la fine del ricovero obbligatorio in caso di aborto farmacologico e la possibilità di somministrazione della
pillola anche in ambulatori e consultori. Sono passati tre anni, eppure solo in due regioni hanno
distribuito la RU486 nei consultori, nel Lazio e in Emilia Romagna. Una particolare attenzione andrebbe dedicata ai consultori che dovrebbero essere i luoghi privilegiati di promozione della salute delle donne, sia per la prevenzione che per l’assistenza. Ma in Abruzzo le scelte politiche dell’attuale giunta sono andate in tutt’altra direzione: ‘Linterruzione farmacologica di gravidanza con utilizzo di mifepristone e prostaglandine è effettuata preferibilmente in ambito ospedaliero e non presso i consultori familiari. La giustificazione principale riguarda l’impossibilità di garantire in ogni consultorio la presenza di un medico e il collegamento con l’ospedale di riferimento in caso di necessità. Oltre all’ inattaccabile scudo della “tutela della salute delle donne‘. La verità è che i consultori versano da anni in una condizione di forte depotenziamento e progressivo svuotamento di personale anche per il cronico taglio di risorse. Eppure anche il recente Dm 77/2022 ha ribadito la necessità di un consultorio ogni 20mila abitanti ma l’ultima relazione dell’Istituto Superiore di Sanità ci consegna una realtà diversa con un consultorio ogni 32mila abitanti. Le donne della Cgil Abruzzo e Molise non intendono rinunciare ancora oggi, dopo 45 anni, alle battaglie per la piena applicazione della legge 194, il potenziamento dei consultori familiari, l’accesso ai servizi per l’interruzione volontaria di gravidanza, per tutelare il libero esercizio dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne e respingere ogni attacco alla loro autodeterminazione”.

Nel febbraio 2021 l’assessora regionale alla Salute Nicoletta Verì emanò una ‘forte raccomandazione’ alle Asl abruzzesi affinché l’interruzione farmacologica di gravidanza venisse effettuata preferibilmente in ambito ospedaliero e non nei consultori, in quanto – secondo Verì – non ci sarebbero le condizioni adeguate a fronteggiare eventuali effetti collaterali dei farmaci. Come spiegò la presidente del consultorio Aied dell’Aquila Alessia Salvemme in una recente intervista pubblicata su una testata locale, “quando una donna decide di interrompere la gravidanza, deve poter scegliere quale metodo utilizzare e dove poter effettuare l’interruzione di gravidanza, perché si tratta di una procedura che riguarda il suo corpo e la sua salute psicofisica. Concretamente però poter scegliere significa che gli ospedali devono effettuare entrambe le procedure previste per legge, ma questo non avviene: in molti ospedali non si somministra la pillola abortiva RU486 e in alcuni ospedali non si pratica neanche l’aborto chirurgico. Inoltre – aggiunse Salvemme – , la carenza di personale che viene spesso lamentata e una presenza esorbitante di obiettori di coscienza tra ginecologi e ginecologhe. I consultori dovrebbero, inoltre, come previsto per legge, poter somministrare la RU486: questo permetterebbe alle donne un accesso a queste procedura in un contesto più riservato”.

“Quando parliamo della Legge 194 – ricorda infine Salvemme -, dobbiamo ricordarci il valore che ha avuto e che ha tuttora nel combattere la piaga dell’aborto clandestino e di sottrarre alla criminalizzazione centinaia di migliaia di donne che erano costrette a ricorrervi con gravi rischi per la loro salute e per la vita stessa. Ricordiamoci sempre che se la 194 dovesse essere toccata per inserire delle limitazioni, non diminuirebbero gli aborti ma diminuirebbero solo gli aborti legali. Così come dobbiamo essere consapevoli del fatto che le donne non hanno iniziato ad abortire dal 1978 ma dal 1978 hanno cominciato ad abortire legalmente e in condizioni di tutela per la loro salute”

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Registrazione Tribunale dell’Aquila n.560 del 24/11/2006 – PI 01717150666

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