L’AQUILA – Si sono avvalsi della facolta’ di non rispondere alle domande dei magistrati due dei cinque arrestati nell’ambito della nuova inchiesta della Procura aquilana su presunte tangenti nella ricostruzione di alcune chiese e beni di proprieta’ della Curia arcivescovile. In particolare, a fare scena muta dinanzi al gip sono stati l’imprenditore Nunzio Massimo Vinci e la dirigente regionale del Mibac Alessandra Mancinelli, entrambi finiti in un video che secondo gli investigatori rappresenta la prova della consegna di una mazzetta da 10 mila euro quale anticipo di una tangente da 190 mila euro, l’1 per cento dei 19 milioni di euro dell’appalto per il recupero e il consolidamento della chiesa di Santa Maria Paganica. L’appalto sarebbe dovuto andare a due imprenditori finiti agli arresti: lo stesso Vinci e Patrizio Cricchi. L’inchiesta, portata avanti dalla polizia e dalla finanza e coordinata dai pm Antonietta Picardi e David Mancini, mira ad accertare altre presunte dazioni di denaro per favorire imprese nella ricostruzione di altre chiese. In particolare ci sarebbero stati presunti accordi tra le parti in relazione anche nell’assegnazione in subappalto di altri lavori di beni sempre di proprieta’ della Curia. Oltre ai cinque arrestati nell’inchiesta denominata “Betrayal, ci sono sedici indagati.

Un quadro ricostruito nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella su richiesta dei pubblici ministeri Antonietta Picardi e David Mancini, che ha portato a 5 arresti, 2 in carcere e 3 ai domiciliari su tangenti e appalti nella ricostruzione dei beni culturali.

Nel mirino degli investigatori sono finite due importanti chiese aquilane distrutte dal terremoto: le Anime Sante in Piazza Duomo e Santa Maria Paganica. Per quest’ultima esiste anche un filmato che testimonia una tangente dell’1% sui 19 milioni necessari per la sua ricostruzione: una prima dazione di 10mila euro e’ stata effettuata dentro un’automobile. Secondo l’accusa i 10mila euro sarebbero l’anticipo di una tangente pari a 190mila euro che, come si legge nell’ordinanza del Gip, Giuseppe Romano Gargarella, equivale all’uno per cento dei 19 milioni dell’appalto.

Lo scambio del denaro sarebbe avvenuto il 7 giugno del 2013 in un ristorante di Carsoli (L’Aquila) dove Massimo Vinci avrebbe consegnato, per conto di Patrizio Cricchi, una busta con i 10mila euro in contanti a Luciano Marchetti, ex vice commissario dei Beni culturali, in quel momento progettista alla ricerca di incarichi e appalti e intermediario della Direzione dei Beni culturali anche attraverso lo stretto rapporto con la funzionaria della direzione del Mibac, Alessandra Mancinelli, finita in carcere, e l’architetto Giuseppe Di Girolamo, indagato. Marchetti (ai domiciliari), consegna a sua volta la busta alla stessa Mancinelli, che la ripone nella borsa. Qualche giorno prima, la Mancinelli si era lamentata al telefono di aver visto “ancora una lira mai” in cambio dei favori. Sempre nell’ordinanza si parla di un pressing (attraverso alcune lettere) per indurre la presidenza del Consiglio dei ministri a cambiare la propria ordinanza che avrebbe permesso di considerare ad esempio le chiese, parte integrante delle canoniche, queste ultime in alcuni casi gia’ oggetto di lavori a trattativa privata. Le lettere sarebbero dovute essere consegnate dalla Mancinelli all’ex premier Enrico Letta e a suo zio Gianni, gia’ sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri.

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Registrazione Tribunale dell’Aquila n.560 del 24/11/2006 – PI 01717150666

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