A parte la visione filosofica e molto teorica di quella che è o dovrebbe essere la “coesione territoriale” (l’ultima è stata pubblicata due giorni fa sul sito del Ministero), il ministro Barca continua a pensare che noi aquilani siamo tutti un po’ gufi e afflitti da pessimismo cosmico, e che da questa visione nihilista della ricostruzione dipenda la gran parte dei nostri guai e della scarsa attenzione del governo di Roma. Noi continuiamo a credere che sia un’interpretazione sbagliata, personale e ‘psicologica’ della realtà del post terremoto. Considerazioni a parte, è chiaro che il ‘ministro per L’Aquila’, va un po’ in confusione quando parla dei nostri problemi. Su una cosa tuttavia non sbaglia: quando dice e scrive (finalmente) che per rifare la città ci vorranno “dagli otto ai dieci anni e 10 miliardi di euro”. Per il momento ne promette cinque (e speriamo mantenga) fino al 2018 come gli ha chiesto il nostro sindaco Massimo Cialente. Il quale Cialente ha ragione sul cronoprogramma quando afferma che è un documento d’indirizzo, serve per chiarire quali sono i progetti dell’amministrazione per ricostruire il centro storico, e mettere con le spalle al muro il governo che deve sborsare i denari. Governo, ricordiamo anche questo, che finora non ha sborsato un euro di suo, visto che quelli utilizzati a tutt’oggi per l’Aquila sono i finanziamenti autorizzati dall’ex ministro Giulio Tremonti. Per credere leggere il sito del Cipe, alla pagina ‘ricostruzione dell’Aquila’.  Dunque ha ragione Cialente sul cronoprogramma, e torto Angelo Manicini e Giorgio De Matteis ai quali va ricordato che la campagna elettorale è finita da un pezzo, anche se va detto che la smentita alle affermazioni di Mancini dell’assessore Pietro Di Stefano, in fondo non smentisce un bel nulla perché quei numeri sono reali.

Reale è anche il nuovo progetto di legge sull’Aquila che sta per presentare la neosenatrice Stefania  Pezzopane. Speriamo serva davvero a qualcosa, perché quello vecchio d’iniziativa popolare (e qui non si tratta di essere gufi ma sanamente realisti, ministro Barca), non raccolse firme sufficienti e concluse le sue peregrinazioni in uno dei tanti cassetti del gruppo parlamentare del Pd. Chiedere all’ex deputato Giovanni Lolli per sapere che fine realmente abbia fatto. Per il resto aspettiamo fiduciosi che comincino a lavorare i neoassunti del concorsone e che si sblocchino le pratiche ferme al Genio Civile. Ma questo, sia chiaro, è un altro discorso.

 

 

 

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