L’AQUILA – Il Gup del Tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella ha rinviato a giudizio il 20 ottobre prossimo Leonardo Carulli, di 85 anni, unico imputato e collaudatore statico dell’edificio di via XX Settembre civico 123, in cui sono morte 5 persone a seguito del devastante sisma del 6 aprile di due anni fa.

Nell’udienza odierna si sono costituiti quali parti civili, il Comune dell’Aquila (con un risarcimento di un milione di euro), l’Ater (Azienda territoriale per l’edilizia residenziale che ha quantificato il danno in 1 milione ed 800 mila euro) insieme a tre famiglie e tre persone, tra loro familiari e parenti delle persone morte nel crollo della palazzina che hanno chiesto tramite i loro avvocati risarcimenti per ulteriori 5 milioni di euro circa.

In particolare l’ingegnere Leonardo Carulli, residente a Roma ma pugliese di origine, in qualita’ di collaudatore statico delle strutture portanti dell’edificio “non avrebbe adempiuto correttamente agli obblighi derivanti dall’incarico ricevuto; non avrebbe accertato il rispetto della distanza minima delle staffe e lo spessore dei copriferri; infatti le strutture avevano una quantita’ di staffe inferiore al minimo imposto dalla normativa all’epoca vigente e con copriferro insufficiente; non ha rilevato la realizzazione delle strutture in maniera rispondente alle prescrizioni”.

Sempre a Carulli, il pm Fabio Picuti contesta di aver rilasciato il certificato di collaudo statico in base a un’unica prova sui materiali, in particolare sui calcestruzzi eseguita sul quarto piano della struttura. Ma le colpe non sarebbero solo sue. Il crollo del palazzo sarebbe stato comunque causato anche da altri errori attribuiti ai due tecnici deceduti. Il direttore dei lavori negli anni 1957 – 1960, e l’ingegnere titolare dell’impresa esecutrice e redattore dei calcoli strutturali (anche lui deceduto), accusati di condotte negligenti.

Sotto le macerie hanno perso la vita cinque persone: Piervincenzo Gioia, Katia Cialone, Rosina Di Filippo, Claudia Carosi e Anna Cocco. C’e’ da dire che su questo caso giudiziario pende il pronunciamento della Corte di Cassazione sulla richiesta di remissione ad altro giudice, avanzata dall’avvocato di fiducia dell’indagato Carulli, come fece a suo tempo l’avvocato Attilio Cecchini per la Casa dello studente. Strada che venne preclusa dai giudici della Suprema corte. Per il legale, infatti, l’organo giudicante non si troverebbe in una situazione di serenita’ e di imparzialita’.

Qualora i giudici della Suprema corte dovessero pronunciarsi favorevolmente all’imputato, gli atti del processo regrediscono e tornano al giudice per l’udienza preliminare.

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Registrazione Tribunale dell’Aquila n.560 del 24/11/2006 – PI 01717150666

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