L’AQUILA – La questione dello smaltimento delle macerie, sta diventando argomento di contesa politica e invece, deve essere solo una questione da risolvere, perché senza la sua soluzione, non vi può essere ricostruzione; a tal fine invito tutti gli attori coinvolti a ricercare soluzioni che sblocchino la vicenda definitivamente;
Con questo spirito voglio intervenire anche io introducendo una proposta, che sia una mediazione possibile tra le 2 anime che si confrontano su questo argomento ( e sugli introiti che ne derivano).
La filosofia da adottare, a mio parere deve essere quella di un sistema misto con cooperazione tra soggetti pubblici e privati; questi ultimi dove possibile, i primi dove necessario.
Per ottenere questo occorre che il pubblico, in questo la competenza è ministeriale, metta nelle condizioni di concorrere le proprie aziende ( vedi ASM) e non, come sta accadendo, imprigionandole nei biblici tempi della politica.
Ricostruiamo i fatti: il Ministero dell’Ambiente (Prestigiacomo) dopo aver fatto una “berlusconata” (marzo 2010) dicendo che in nove settimane si sarebbe risolto il problema delle macerie a L’Aquila, in realtà impiegava nove mesi per sciogliere la riserva e far dichiarare (novembre 2010) al dott. Mascazzini che il Ministero e per Esso la SOGESID avrebbe assunto il compito di guidare la rimozione delle macerie. Da quella data fino a Febbraio 2011 (due mesi e mezzo), nulla è stato fatto. Con l’OPCM 3923 del 18 febbraio 2011, finalmente si strutturava l’organizzazione preposta alla rimozione delle macerie: il Commissario delegato (Chiodi) per mezzo del Soggetto Attuatore (dopo 90 giorni ancora da nominare), sentito il Comitato Istituzionale (circa 80 membri: i sindaci dei comuni del cratere, le Prvincie, la Regione, l’ARTA, i NOE, l’Università, il Provveditorato alle Opere PUbbliche, la Sovrintendenza B.A.A.A.S, i VV.FF., l’Esercito Italiano, etc…..) avrebbe attivato quanto necessario per procedere alla definizione del problema macerie, per mezzo di VV.FF., E.I. ed ASM. Specificatamente, il comma 2 dell’articolo 1 della citata ordinanza, recita che tutti coloro che beneficiano di finanziamenti pubblici per la ristrutturazione (indennizzi) possono far eseguire la demolizione dei propri immobili da ristrutturare, affidando alle ditte la demolizione selettiva dell’immobile e conferendo all’ASM il prodotto selezionato della demolizione, la quale ne avrebbe curato insieme all’E.I. ed ai VV.FF. il trasporto ed il conferimento in discarica. (leggi bene l’OPCM 3923, art. 1, comma 2 per la corretta definizione). L’ASM avrebbe garantito la disponibilità dei cassoni in aree di cantiere o in punti di conferimento ed avrebbe sorvegliato sulla corretta selezione del materiale derivante dalla demolizione.
I ritardi accumulati nella nomina del soggetto attuatore e soprattuttutto quelli relativi all’autorizzazione all’ASM a dotarsi dei mezzi necessari (cassoni e automezzi, necessari per il conferimento ed i trasporto), nonché quanto necessario alla sistemazione dell’ex-TEGES a Pontignone (impermeabilizzazione, acquisto del vagliatore e trituratore, delle ruspe e dei mezzi vari), hanno fatto apparire l’ASM come la “strozzatura” del processo di selezione, raccolta, trasporto e smaltimento delle macerie. Il processo previsto avrebbe consentito, se attuato nei modi e nei tempi giusti, all’ASM di poter fronteggiare la richiesta delle Ditte private di cassoni per il conferimento, di poter supportare i VV.FF e l’E.I. per il trasporto e soprattutto di poter avvalersi di mano d’opera necessaria per la selezione, per il controllo dei conferimenti effettuati dalle ditte private, per il trasporto e per il trattamento in Pontignone delle macerie; inoltre il prodotto derivante dall’impianto di vagliatura e triturazione delle macerie (materia prima seconda) sarebbe stato utilizzato per un reimpiego successivo.
Dunque a causa dell’inefficienza della “governante” pubblica, l’ASM non ha potuto concorrere e mettersi in campo, perché di fatto lo stesso soggetto che oggi le rimprovera ritardi, (Commissario), ha provveduto a far si che essi si verificassero.
Bisogna tornare allo spirito iniziale; dotare l’ASM di capacità gestionali speciali, in deroga all’attuale normativa, al fine di trasformarla in elemento adeguato alle esigenze;
Istituire quel sistema misto previsto inizialmente dove la presenza del pubblico, eviti che le macerie aquilane facciano proliferare i fenomeni mafiosi sul modello dei “Casalesi”, (nati con le macerie dell’Irpinia), e anzi forniscano opportunità di lavoro aquilano agli aquilani e dove il privato, quello locale soprattutto, possa coprire le indubbie necessità che resteranno attraverso la libera impresa locale.
Quello che va assolutamente evitato è di restare nella palude normativa attuale, che viene usata come scusa da chi vuole, con risolutivi colpi di mano, impossessarsi di un affare solo al fine di lucrarci.

Enrico Verini, Capogruppo FLI al Consiglio comunale dell’Aquila

 

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