L’AQUILA – Nella mattinata di domani 22 marzo la Polizia di stato restituirà alla Curia Aquilana i frammenti della reliquia trafugata dal santuario di S. Pietro della Jenca.

Il programma prevede che alle ore 11.00, presso gli uffici della Questura, alla presenza di Monsignor Giovanni D’ERCOLE, Vescovo Ausiliario della Diocesi di L’Aquila e di Don Carmelo PAGANO LE ROSE, Cappellano della Polizia di Stato, la Squadra Mobile riconsegnerà i frammenti della reliquia trafugata dalla chiesetta di S. Pietro della Jenca e ritrovati dalla Squadra Mobile il 30 gennaio scorso.

L’attività è stata resa possibile dal dr. David MANCINI, Sost. Proc. della Procura di L’Aquila, che ha emesso un decreto di dissequestro di tutto il materiale religioso rinvenuto dalla Polizia, disponendone la restituzione agli aventi diritto, ossia alla Curia Aquilana.

Come si ricorderà, la reliquia era stata rubata dal santuario la notte tra il 25 ed il 26 gennaio da tre giovani che, pensando di avere a che fare con un oggetto di grande valore economico, avevano provato a rivendere tutti i pezzi sottratti.
Avvedutisi che il contenuto della teca non era oro e quindi non ne avrebbero ricavato un utile vendendolo, si erano disfatti della reliquia, seppellendola insieme al crocefisso nella campagne adiacenti alla Basilica di Collemaggio.
L’angioletto dorato è stato invece ritrovato nella perquisizione condotta a casa di uno dei tre giovani.

Le ricerche eseguite da personale della Questura di L’Aquila, e successivamente dalla Polizia Scientifica, U.A.C.V. (Unità Analisi Crimini Violenti), specializzata nel ritrovamento di tracce (E.R.T.), alla quale aveva partecipato anche “Orso”, il cane molecolare addestrato per la scoperta di tracce ematiche, avevano consentito di ritrovare dei frammenti riconducibili alla reliquia contenente il sangue del defunto Pontefice Giovanni Paolo II.

Inoltre personale della Squadra Mobile rinveniva, a casa di uno degli indagati, i filamenti di seta dorata che sostenevano, attraverso una cucitura, la reliquia nella teca.

I giovani responsabili erano sono stati molto collaborativi, indicando subito il punto ove avevano seppellito gli oggetti sacri sottratti, ma si erano liberati della reliquia a Tempera, nell’area parcheggio di un MAP dove uno di loro abitava, dopo aver rotto il vetro che la conteneva.
Le indagini consentivano di accertare anche la sequenza dei fatti che avevano portato al furto della reliquia.
Infatti l’idea di sottrarre il reliquiario era di uno dei giovani che, essendo elettricista, aveva svolto dei lavori nell’area della chiesa e collegandosi con il palo dell’Enel, era riuscito a fare luce all’interno ed ad impossessarsi degli oggetti, allontanandosi poi con il complice, mentre il terzo li aspettava in auto ad Assergi.

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Registrazione Tribunale dell’Aquila n.560 del 24/11/2006 – PI 01717150666

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