PARIGI – ″Dopo un forte stallo post-emergenziale, dalla fine del 2011 la ricostruzione dell’Aquila e dei comuni limitrofi vede un’accelerazione e ben più della metà delle 67.000 persone rimaste senza tetto ha fatto ritorno alle proprie abitazioni. Grazie ad un più intenso dialogo tra le parti interessate, alla partecipazione pubblica e al trasferimento delle responsabilità al livello locale – requisiti fondamentali per un efficace processo di ricostruzione introdotto nel corso del 2012, come sottolineato oggi dall’OCSE – ora la ricostruzione sarà finalmente estesa ai centri storici”.

E’ quanto dichiara il Ministro italiano per la Coesione Territoriale, Fabrizio Barca, dal palco del Conference Centre dell’OCSE a Parigi, nel corso del Forum “Building resilient regions after a natural disaster: Abruzzo 2030”, rispondendo anche all’articolo “In Italian Ruins, New York Lessons” pubblicato sul New York Times il 30 novembre scorso. Il New York Times, in particolare, definisce la strategia di ricostruzione aquilana quale un «monito» per la New York che fatica a riprendersi dopo la distruzione provocata dall’uragano Sandy.

Secondo il giornalista Michael Kimmelman, infatti, per quanto differenti siano i due contesti, è opportuno adottare un nuovo approccio alla ricostruzione rispetto a quello adottato originariamente nel caso dell’Abruzzo.

Rispetto a tale valutazione, il Ministro Barca precisa che nei centri storici dell’Aquila e degli altri 56 comuni colpiti dal terremoto sono stati conseguiti risultati ben diversi rispetto alle aree non-centrali. Al di fuori dei centri storici, infatti, il processo di ricostruzione ha registrato un’accelerazione a partire dalla seconda metà del 2011 e ulteriori avanzamenti sono stati conseguiti nel marzo 2012, quando l’attuale Governo ha promulgato misure atte ad apportare adeguamenti istruttori al processo di ricostruzione in materia di trasparenza, processo competitivo per la selezione delle imprese per la ricostruzione, partecipazione pubblica, monitoraggio e verifica rispetto a possibili infiltrazioni della criminalità organizzata. Tra ottobre 2011 e novembre 2012, inoltre, il numero dei cantieri aperti appare più che raddoppiato.

Quanto ai centri storici, il punto di svolta risale ad agosto, con l’approvazione, da parte del Parlamento italiano, del decreto governativo che ha sancito definitivamente l’uscita dalla fase di “emergenza” (gestione straordinaria) e il conseguente trasferimento delle responsabilità alle autorità locali, come nel caso dei precedenti terremoti italiani. Già all’inizio del mese di settembre erano stati approvati ben 13 Piani di Ricostruzione, tra cui i più importanti quelli relativi ai borghi storici dell’Aquila e delle sue frazioni. Due “Uffici Speciali”, dotati di procedure e sistemi gestionali snellissimi, saranno pienamente operativi entro la fine di gennaio 2013 per supportare l’attività di programmazione – legittimamente auspicata dal NYT – del comune dell’Aquila e della coalizione risultante dal raggruppamento degli altri 56 comuni coinvolti. Entro la fine del 2012, inoltre, sarà finalmente possibile stanziare i fondi disponibili per la ricostruzione di molteplici edifici e palazzi siti nei centri storici. Nel frattempo, anche grazie al contributo apportato dal lavoro svolto dall’OCSE e dall’Università di Groningen e in virtù della mobilitazione delle parti sociali ed economiche, è in corso la definizione di una strategia atta a promuovere il recupero economico e sociale sostenibile dell’area, basato sulla conoscenza, la creatività e l’apertura, che riconosca un ruolo centrale all’Università, ai servizi d’eccellenza e alla cultura.

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Registrazione Tribunale dell’Aquila n.560 del 24/11/2006 – PI 01717150666

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