L’AQUILA – Caro Ministro, ti ringrazio per la cortese rapidità con la quale hai risposto alla mia nota che, prendendo spunto dalle modalità organizzative della presentazione del piano strategico del Gran Sasso Science Institute (GSSI), ne evidenziava gli elementi critici e contraddittori soprattutto in relazione alle reali necessità del contesto territoriale e universitario abruzzese.

Prendo atto della tua replica che, tuttavia, non cambia minimamente le mie posizioni, la cui pubblica espressione ho ritenuto rientrasse pienamente nei miei doveri di Rettore dell’Università dell’Aquila.

Ribadisco che le risorse finanziarie, grazie alle quali oggi nasce il GSSI, sono tratte dai bilanci regionali e, quindi, non aggiungono nulla, semmai sottraggono risorse al sistema regionale e alle esigenze dei cittadini aquilani vittime del sisma del 2009.

Le eventuali ricadute sul sistema territoriale e universitario abruzzese sono molto ipotetiche, se si considera, ad esempio, l’esperienza di città come Pisa che, pur avendo molti centri di ricerca avanzata, versa in una profonda crisi economica e strutturale o l’esperienza della SISSA di Trieste, che sta diventando una seconda università con propri corsi di laurea e, di fatto, in concorrenza “sleale” con l’Ateneo triestino, in considerazione dei maggiori fondi a disposizione e della possibilità di attingere a docenze esterne.

Una eventualità che per l’Università dell’Aquila sarebbe pericolosissima e davvero in grado di metterne a rischio la sopravvivenza stessa.

Mentre si utilizzano tante risorse per duplicati di istituti scientifici, utili magari a creare qualche poltrona in più per soddisfare forse qualche ambizione personale, si dimenticano i tanti ricercatori vincitori di concorso dell’Università dell’Aquila che sono in attesa di presa di servizio, i tanti lavoratori precari non stabilizzati e ora disoccupati, i tanti colleghi che, vincitori di concorso da associato o da ordinario, non possono vedere riconosciute le loro legittime e meritate aspirazioni di carriera.

Si tratta di persone che vivono nella nostra città, che lavorano nella nostra Università e che davvero contribuiscono, con il loro impegno quotidiano, alla crescita sia della nostra Università sia della nostra città.

Non valgono questi miei colleghi forse più di quei pochi «studenti di talento che ora si indirizzano in Inghilterra, Francia, USA o anche in altre prestigiose istituzioni Italiane», che il GSSI forse potrebbe attrarre fugacemente per tre anni, ma che sicuramente tornerebbero poi nei loro paesi e nelle loro Università di origine?

Infine, rispetto alle modalità sin qui seguite nell’organizzazione della GSSI, di cui tu hai personalmente e autonomamente scelto i componenti del Comitato Ordinatore anche tra i professori dell’Università dell’Aquila, come avresti reagito tu, che hai condiviso l’esperienza di Rettore di un importante Ateneo italiano, se non ti avessero almeno consultato? Quali criteri hanno motivata la tua scelta, visto che non è stata confrontata con alcun consesso accademico aquilano? Per quale motivo sono stati esclusi tanti colleghi della Facoltà di Ingegneria che avrebbero avuto tutte le competenze per poterne far parte?

Le mancate risposte a queste domande, rappresentano la prova migliore dell’esclusione dell’Università dell’Aquila dal progetto GSSI.

Proprio in forza della tua precedente esperienza, dovresti convenire con me sulla prerogativa e, al tempo stesso, responsabilità del Rettore di intervenire nella salvaguardia degli esclusivi interessi della comunità accademica che è chiamato a rappresentare in tutte le sue componenti.

Con viva cordialità

Ferdinando di Orio 

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Registrazione Tribunale dell’Aquila n.560 del 24/11/2006 – PI 01717150666

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