L’AQUILA – “C’e’ una crescita evidente della domanda sociale di capri espiatori: quando la complessita’ e’ eccessiva, quando le responsabilita’ sono difficili da enucleare, avanza una richiesta forte di semplificazione, di sentenze anche sommarie, anche approssimative, anche in deroga alle sottigliezze della scienza giuridica”.
Lo ha affermato Franco Gabrielli, capo del dipartimento della Protezione Civile, aprendo i lavori dell’incontro di studio su “Protezione Civile e responsabilita’ nella societa’ del rischio”. Chi valuta, chi decide, chi giudica’. Per il prefetto “si e’ messa in moto, specie negli ultimi anni, una significativa crescita degli atti della magistratura (ultimo il processo ai componenti della Commissione Grandi Rischi accusati di non aver avvertito la popolazione dei pericoli del terremoto a L’Aquila, ndr) che interviene dopo un disastro mobilitandosi alla ricerca di colpe nei comportamenti degli attori implicati nella gestione della catastrofe, allargando l’area di indagine anche alla fase di previsione e di gestione informativa della previsione”. Ma “la possibilita’ che chi elabora previsioni su fenomeni naturali ed eventi potenzialmente catastrofici all’interno della Protezione Civile possa esserne chiamato a risponderne, non solo nei termini e con i parametri tecnici di questa professione, ma anche secondo criteri di colpevolezza giuridicamente intesa, rappresenta una dimensione nuova, non conosciuta e valutata, e per questo portatrice di ansie, timori e incertezze comportamentali”.
“Le ragioni del nostro lavoro – ha proseguito Gabrielli – non nascono da una esigenza congiunturale, dal fatto cioe’ che alcuni nostri amici e colleghi siano impegnati in vicende processuali legate ai temi che stiamo affrontando, ma dalla valutazione da tempo meditata sull’opportunita’ di rendere piu’ chiare per il futuro le conseguenze giuridiche dell’operato di chi si trova a dover prevedere e a dover prendere decisioni su base probabilistica”.

“Sui compiti che riguardano la previsione delle catastrofi e la prevenzione dei disastri – ha sottolineato ancora il capo del Dipartimento – il consenso non e’ unanime, nonostante il fatto che queste norme siano il frutto di esperienze dirette fatte negli anni precedenti. Legittimazione significa accettazione piena dell’istituzione, a prescindere dalla valutazione positiva o negativa di singoli episodi. Ci possono essere carabinieri protagonisti di vicende giudiziarie ma non ho sentito mai parlare di delinquenti della benemerita; non ho mai sentito parlare di ‘congreghe della Guardia di Finanza’ o dipingere le forze di polizia come un ‘aggregato di malavitosi’ anche a fronte di pagine buie della loro storia. Il coinvolgimento delle istituzioni non avviene neanche per vicende che riguardino altre amministrazioni, i Comuni, le Regioni: avete mai sentito parlare dei ‘banditi della Lombardia’ o di un’altra qualsiasi struttura di governo regionale o locale, pur in presenza di indagini su dirigenti e responsabili? Io no. Invece, per la Protezione Civile e’ accaduto e accade. Leggo queste differenze come segno di una sua incompleta accettazione istituzionale e credo sia utile valutarne le ragioni e le conseguenze”.
Anche sul fronte della societa’ della comunicazione, “oggi si cerca meno un’informazione esaustiva e completa – ha concluso Gabrielli – molto di piu’ fonti che diano ragione al fruitore e che siano sulla sua stessa lunghezza d’onda. La domanda che sembra crescere senza controllo e’ una domanda di semplificazione, non di miglioramento della capacita’ di comprensione: la comunicazione si rivolge piu’ alla pancia dei suoi utenti che alla loro testa, mira a suscitare emozioni piu’ che a diffondere conoscenza”. La stessa informazione sulle vicende giudiziarie tende a concentrarsi alla fase dell’istruttoria dei procedimenti, per poi disinteressarsi quasi completamente dei seguiti processuali, dando vita ad una nuova sorta di manifestazione non codificata del diritto che si esercita tramite i processi mediatici, in grado di arrivare a conclusione molto piu’ velocemente e con incisivita’ decisamente superiore a quella dei procedimenti che si svolgono nelle aule di giustizia”.

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Registrazione Tribunale dell’Aquila n.560 del 24/11/2006 – PI 01717150666

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