venerdì, 19 ottobre 2018 10:31:49

OPERAZIONE “REDDE RATIONEM”. PUNTELLAMENTI E TANGENTI, ARRESTATI IMPRENDITORI E EX POLITICO. IL SOSTITUTO PROCURATORE PICARDI: “NUMERO DI GIUNTI INFERIORI A QUELLI REALMENTI PAGATI”

lunedì, 27 luglio 2015

L’AQUILA - Nuova inchiesta della Procura distrettuale antimafia dell’Aquila nell’ambito di presunti lavori sospetti nel post-sisma del sei aprile 2009. Su richiesta dei pm Fausto Cardella (capo della Procura) e Antonietta Picardi, il gip Giuseppe Romano Gargarella ha firmato sei misure cautelari nelle quali agli indagati vengono contestati, a vario titolo, reati che vanno dall’abuso d’ufficio a subappalti irregolari, dichiarazioni fraudolenti mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione aggravata per un atto contrario ai doveri d’ufficio ed estorsione. I fatti contestati dagli inquirenti (le indagini sono state condotte dai diversi reparti dei carabinieri ed anche dai vigili del fuoco) si riferiscono al periodo compreso tra il 2012 sino alle ultime settimane di quest’anno. In particolare agli arresti domiciliari sono finiti l’ex assessore comunale Pierluigi Tancredi (esponente storico di Forza Italia che a quell’epoca non rivestiva incarichi di Giunta poiche’ era gia’ subentrata l’amministrazione di centrosinistra guidata dall’attuale sindaco Massimo Cialente), Maurizio Polisini ed Andrea Polisini, di 66 e 38 anni, entrambi di Montorio al Vomano (Teramo), rappresentanti della Edilcostruzioni Group Srl; Mauro Pellegrini, 57 anni, di Caporciano (L’Aquila), amministratore e socio della societa’ ‘Dipe’ e Giancarlo Di Persio, 61 anni, di San Demetrio ne’ Vestini (L’Aquila), anche lui della Dipe. L’altra misura cautelare, che prevede l’obbligo di dimora e di firma, e’ stata notificata a Nicola Santoro, 32 anni, dell’Aquila, ritenuto intermediatore. Nell’inchiesta, denominata “Redde Rationem”, in totale gli indagati sono 19 tra i quali figurano anche due dirigenti del Comune dell’Aquila che a vario titolo si sono occupati degli appalti delle opere di messa in sicurezza di alcuni edifici nel centro storico della citta’, tra cui quello sede della Prefettura, tra i simboli della tragedia di sei anni fa.

L’attivita’ operativa che ha portato la Dda dell’Aquila ad emettere le misure custodiali e’ stata illustrata nel corso di una conferenza stampa dal procuratore della Repubblica Fausto Cardella, dal sostituto Antonietta Picardi, dal comandante dei Carabinieri per la tutela dell’ambiente, generale Sergio Pascali, dal vice comandante del Ros dei Carabinieri, Roberto Pugnetti, dal comandante provinciale aquilano dell’Arma, Giuseppe Donnarumma, e dal direttore regionale Abruzzo dei vigili del fuoco, Giorgio Alocci. La conferenza stampa e’ stata essenzialmente incentrata sulla figura dell’ex assessore comunale che in una delle intercettazioni ritenute emblematiche dell’inchiesta, raccontata dal sostituto procuratore Antonietta Picardi, diceva ad una controparte: “Potevo dire tante cose alla magistratura e non le ho dette, per questo ti chiedo un aiuto economico”. “All’epoca dei puntellamenti aquilani - ha detto sempre il magistrato Picardi - ci fu un ‘pactum sceleris’ tra imprenditori e quello che all’epoca era un rappresentante politico (Tancredi ndr). Attualmente chiede il pagamento per il suo silenzio”. All’ex amministratore il primo cittadino Massimo Cialente, all’indomani del sisma, conferi’ incarico di “consigliere delegato a supporto e raccordo nell’ambito delle azioni tese al recupero e salvaguardia dei beni costituenti il patrimonio artistico della citta’ dell’Aquila. Se avesse rivestito ancora un incarico pubblico - ha concluso il pm - oggi potremmo parlare di concussione, ora si configura invece la tentata estorsione”. L’incarico a Tancredi, tuttavia, duro’ poco tempo. “Quella nomina - ricorda Maurizio Acerbo, della segreteria nazionale del Prc - fu ritirata grazie alla protesta corale del popolo della sinistra e dei comitati avvertiti dai nostri sms che divennero un tam tam”. Cosi’ conclude Acerbo: “C’e’ da domandarsi: perche’ agli aquilani era chiarissimo chi era Tancredi e a Cialente no?. Non possiamo che esprimere tutto il nostro apprezzamento per l’operato della magistratura a cui va tutto il nostro appoggio nel suo esercizio del controllo della legalita’”.

Nel corso della conferenza stampa sul nuovo terremoto giudiziario aquilano, il Procuratore capo della Direzione distrettuale antimefia dell’Aquila, Fausto Cardella, ha annunciato come le indagini sono state svolte dal famoso “Ultimo” (nome di battaglia), ovvero Sergio De Caprio, l’ufficiale del Raggruppamento Operativo Speciale (Ros) dei carabinieri che arresto’ Toto’ Riina. Da tempo l’ufficiale e’ il vice comandate del Nucleo operativo Ecologico (Noe) dei carabinieri. L’inchiesta e’ collegata a quella del gennaio 2014 denominata ‘Do ut des’ della Squadra mobile per la quale Pierluigi Tancredi, ex assessore comunale di centrodestra (Fi) ed ex consigliere comunale quando subentro’ l’amministrazione di centrosinistra, si trova ora ad affrontare l’udienza preliminare nell’indagine che ha coinvolto il comune dell’Aquila. “Si tratta dello sviluppo investigativo di un dato gia’ in possesso dell’ufficio - ha detto il procuratore capo Cardella - ed emerso in un’altra indagine sulla ricostruzione, che e’ stato sviluppato dal Ros, sono intervenuti anche i vigili del fuoco con accertamenti svolti in loco nei cantieri, sia per le loro competenze, sia perche’ destano meno attenzione. Gli episodi di corruzione datati - ha aggiunto - sono stati rivitalizzati dal comportamento degli indagati, uno dei quali ha chiesto di essere ulteriormente finanziato altrimenti avrebbe rivelato alla magistratura quello che non aveva detto. Noi abbiamo colto l’invito e siamo pronti ad aspettarlo”, in riferimento sempre a Tancredi ora ai domiciliari.

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