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L’AQUILA, A GIUDIZIO RUMENI PER FURTI DA 130MILA EURO IN DUE GIOIELLERIE. LE IMMAGINI DELLE TELECAMERE DI SORVEGLIANZA

venerdì, 06 marzo 2015

L’AQUILA - In sintesi si tratta di due rumeni, già arrestati insieme ad un altro rumeno ed un nicaguarense per il furto alla gioielleria Ranieri. Le indagini della Squadra Mobile di L’Aquila hanno consentito di identificare i componenti del gruppo criminale che nel 2013 aveva messo a segno alcuni furti in danno di gioiellerie della città.

In dettaglio.

Furto c/o gioielleria Di Salvatore

Tra il 23 ed il 25 marzo del 2013, nella centrale Piazza Duomo di L’Aquila veniva consumato un furto di preziosi all’interno della gioielleria.

Si accertava che i ladri, dopo aver disattivato il contatore Enel dell’esercizio commerciale in argomento, avevano sfondato la vetrina della gioielleria, appropriandosi di una rilevante quantità di oggetti preziosi.

L’ammontare dei beni trafugati, peraltro non coperti da assicurazione, era di circa €uro 130.000.

Le indagini della Squadra Mobile si indirizzavano anche verso i negozi di “compro oro” della zona e sortivano esito positivo perché in un esercizio aquilano venivano ritrovati due anelli in oro con pietre preziose, che un rumeno aveva venduto per € 255,00.

Furto c/o Gioielleria Angelone

Il 19.02.2013, presso la gioielleria indicata, ubicata presso il centro commerciale Amiternum, veniva consumato un furto, ad opera di ignoti, che trafugavano numerosi oggetti preziosi.

In questo caso i ladri, in due, avevano prelevati dal piazzale del citato centro commerciale alcuni tombini in ghisa e li avevano utilizzati per rompere la porta vetrina d’ingresso della gioielleria.
In questo caso erano utili le immagini delle telecamere, una delle quali (quella interna ad infrarossi, lato bancone vendita) riprendeva il volto di uno degli individui.

Il ladro veniva identificato in un rumeno, con precedenti specifici, tale B. C. V., mentre il complice non veniva identificato perché con il volto coperto da una sciarpa.

Le indagini della Squadra Mobile hanno consentito di collegare i due furti perché, non per caso, il fratello della persona identificata dal fotogramma è O.I.A,, cioè il rumeno che aveva venduto gli anelli rubati e di cui si è detto prima.

Ma la squadra Mobile faceva di più e, controllando tutti i “compro oro” della zona, scopriva che

B. C. V. aveva venduto:
 il 27.02.2013 un dente d’oro per la somma di € 133,00;
 il 28.03.2013 n. 4 anelli in oro, per una somma di € 790,00.
 il 15.04.2013 una catenina in oro, un anello in oro e un crocifisso in oro, per la somma totale di € 151,00;
 il 15.04.2013 un bracciale in oro per la somma di € 130,00;
 il 29.04.2013 un anello per la somma di € 295,00.

Il fratello O. I. A. aveva venduto
 il 10.05.2013 un anello in oro, per la somma di € 64,00;
 il 28.03.2013 nr. 2 anelli in oro, per la somma di € 255,00;
 il 29.03.2013 un anello in oro con due pietre e nr. 2 crocifissi in oro, per un totale di € 410.

L’esito delle indagini consentiva quindi alla Procura aquilana di chiedere ed ottenere il rinvio a giudizio dei due rumeni, accusati dei reati di furto e ricettazione in concorso.

Per completezza d’informazione si specifica che nel comune di L’Aquila sono presenti n. 6 compro oro e n. 10 gioiellerie abilitate all’acquisto di oro usato.

In merito si specifica che chi esercita la professione di compro oro è persona munita di licenza rilasciata dal Questore competente per territorio.

In realtà, chi esercita attività di acquisto di oro usato si è nel tempo e senza alcuna colpa sostituito alla vecchia figura del ricettatore, in quanto la normativa prevede che chiunque possa vendere oro usato, purché esibisca un documento di riconoscimento.

Pur non essendo previsto alcun adempimento successivo per il titolare della licenza, che deve semplicemente tenere un registro delle operazioni a disposizione delle autorità, il Questore di L’Aquila Vitto RIZZI ha fatto qualcosa in più.

E cioè, ha emesso una specifica prescrizione che obbliga il titolare dell’esercizio a fotografare la merce acquistata.

In questo modo, se anche il gioiello fosse sciolto, come normalmente avviene, è sempre possibile farlo riconoscere alla vittima del reato.

E’ anche grazie a questa prescrizione, oltre che all’impegno degli investigatori della Squadra Mobile, che si è giunti al risultato di oggi.

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