giovedì, 24 agosto 2017 07:03:02

STUPRO L’AQUILA. TUCCIA HA UTILIZZATO “SOLO UNA MANO”, PAROLA DELLA DIFESA L’ATTO SESSUALE “E’ STATO CONSENZIENTE”

martedì, 28 febbraio 2012

L’AQUILA - L’atto sessuale “e’ stato consenziente”. Lo ha detto l’avvocato Alberico Villani (Foro di Avellino) difensore del militare avellinese 21enne Francesco Tuccia accusato di aver stuprato, all’alba dello scorso 12 febbraio, uno studentessa universitaria ventenne di Tivoli.

La giovane e’ ancora ricoverata all’ospedale dell’Aquila. Il gip si e’ riservato la decisione sull’eventuale liberta’ condizionata dell’indagato (in servizio presso il 33esimo reggimento artiglieria terrestre Acqui dell’Aquila) o sulla concessione degli arresti domiciliari. Il legale ha parlato brevemente con i cronisti al termine dell’udienza di convalida dell’arresto, avvvenuto giovedi’ scorso, del suo assistito.

 

L’AVVOCATO: TUCCIA HA UTILIZZATO “SOLO UNA MANO”


Sempre secondo l’avvocato, Tucci, militare di 21 anni originario dell’hinterland di Avellino arrestato con l’accusa di tentato omicidio e violenza sessuale, il soldato non avrebbe utilizzato alcun oggetto “ma solo una mano”. All’udienza, durata una ventina di minuti, erano presenti anche i familiari dell’indagato. Teatro dello stupro era stato l’esterno di una discoteca di Pizzoli (L’Aquila) dove, a raccogliere dalla strada la studentessa sanguinante e al gelo, erano stati il titolare del locale ed un bodigard.

Secondo l’accusa, sostenuta dal Pm David Mancini - in base alle risultanze investigative dei carabinieri - la studentessa sarebbe potuta morire per il gelo. La temperatura esterna, infatti, era di circa - 10 gradi. L’interrogatorio sarebbe dovuto avvenire nel carcere di Castrogno (Teramo) ma impegni del Gip del Tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Garganella che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare, lo hanno spinto a cambiare il luogo dove tenere l’interrogatorio del giovane militare, ovvero presso l’aula Gip del Tribunale provvisorio di Bazzano (L’Aquila).

 

TUCCIA IN CELLA CON PAROLISI PER EVITARE RITORSIONI


Francesco Tuccia, sospeso cautelativamente dal servizio, condivide la cella con un altro indagato “eccellente”: Salvatore Parolisi accusato dell’omicidio della moglie Melania Rea. Entrambi sono rinchiusi nel carcere di Teramo. Per i due, essendo militari, si e’ ritenuto opportuno rinchiuderli in un reparto di maggiore protezione, non solo per il loro ruolo, ma anche per la efferatezza dei delitti per i quali sono sospettati e che in teoria li espongono a ipotetiche ritorsioni da parte di altri detenuti secondo un certo ‘codice’ che vige nelle carceri.

 

AVVOCATO VILLANI:”RAPPORTO AMOROSO CONSENZIENTE”


“Ha risposto alle domande, ha ricostruito la dinamica dei fatti ha riferito che non c’e’ stato alcun attrezzo esterno, lui ha utilizzato un mano nel rapporto amoroso consenziente con la ragazza nel corso del quale la giovane ha riportato delle ferite”. E’ quanto ha poi aggiunto l’avvocato Amerigo Villani.

“Una dinamicita’ che va recuperata e ricostruita attraverso piu’ adeguati accertamenti medico-legali - ha aggiunto -. Agli atti c’e’ soltanto un accertamento preliminare medico-legale, due paginette redatte da un medico legale presso l’ospedale dell’Aquila. Per questo - ha ossevato Villani - credo che sia opportuno una verifica medico-legale piu’ approfondita per verificare se effettivamente le ferite sono il prodotto di un attrezzo esterno come dice la Procura o di una mano come ha asserito oggi in aula il ragazzo.

 

NO  E’ STATO STUPRO DI GRUPPO, GLI ALTRI BALLAVANO NELLA DISCOTECA


Se il ragazzo ha utilizzato un attrezzo non e’ piu’ un rapporto sessuale, ma la prova va documentata con una prova piu’ approfondita. Il giovane non ha chiamato in causa nessuno, si e’ parlato di uno stupro di gruppo iniziale ma questo non trova conforto in niente. Il mio assistito e’ stato l’unico ad avere avuto il rapporto sessuale con la ragazza, gli altri commilitoni ballavano all’interno della discoteca”.

Il giovane e’ entrato nell’aula del Gip del Tribunale dell’Aquila, alle 9. Alle 9.25 era gia’ fuori. Presenti in lacrime nella sala antistante l’aula di udienza, i familiari dell’arrestato. Alla vista dei giornalisti gli stessi hanno esclamato “bastardi”. Quando hanno visto entrare in aula il militare ammanettato hanno urlato “Perche’”.

 

NESSUNA MISURA ALTERNATIVA, TUCCIA RESTERA’ IN CARCERE


Dal legale dell’indagato si e’ successivamente appreso che lo stesso non ha presentato misure alternative al carcere per il suo assistito che, pertanto, restera’ in carcere.

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