mercoledì, 22 novembre 2017 12:15:00

PERDONANZA CELESTINIANA, ECCO LA CROCE DEL PERDONO DELL’ARTISTA LAURA CALIENDO

giovedì, 24 agosto 2017

L’AQUILA - ”Et sedebit populus meus in pulchretudine pacis” (il mio popolo abiterà in una dimora di pace). L’utopia di Isaia (32,18) − e l’auspicio che essa sia valida anche per L’Aquila − è il tema-guida che ha ispirato la croce del Perdono 2017, gioiello che da quasi vent’anni è tra i simboli stessi della Perdonanza celestiniana.

L’evento di presentazione alla Città della croce del Perdono 2017 avrà luogo domenica 27 agosto alle ore 18.00 all’Auditorium del Parco, alla presenza delle massime Autorità cittadine ed ecclesiastiche.

Interverranno, tra gli altri, S. E. R. Mons. Giuseppe Petrocchi, Arcivescovo Metropolita di L’Aquila, S. E. R. Mons. Orlando Antonini, Nunzio apostolico emerito, Pierluigi Biondi, Sindaco della Città; moderatore dell’evento Alfredo Ranieri Montuori, vice presidente dell’associazione no-profit “L’Aquila Siamo Noi”.

La croce del Perdono, pezzo unico realizzato secondo le più antiche tecniche orafe dalla bottega orafa “Oroart” di Laura Caliendo e Gabriele Di Mizio, assume ad ogni edizione fogge diverse, divenendo occasione di riflessione sulle tematiche della più importante manifestazione civile e religiosa cittadina: quest’anno, nello specifico, è stata ispirata da una riflessione teologica proposta da S. E. R. Mons. Orlando Antonini, profondo conoscitore della storia aquilana, che ha voluto auspicare per l’Aquila una ricostruzione sicura, e un avvenire di rinascita sociale oltre che materiale.

Le complesse valenze artistiche e simboliche della croce orafa − che riassume in sé le specificità dell’architettura sacra aquilana, nonché la particolare conformazione urbana della città, specchio delle sue vicende fondative − saranno spiegate e commentate dal dott. Gianluigi Simone, storico dell’Arte dell’Arcidiocesi e docente di Storia dell’Arte moderna presso l’ISSR dell’Aquila.

La solidarietà morale e civile sarà protagonista di un momento charity altamente simbolico: Sergio Caci, Sindaco del Comune di Montalto di Castro (VT) illustrerà una nobile iniziativa della cittadina laziale a favore degli Allievi del Conservatorio “Alfredo Casella”, vittime del terremoto di Amatrice di un anno fa.
Questo e gli altri momenti dell’evento di presentazione saranno impreziositi dalle note del concerto di musica classica intitolato “OPUS EST, con brani di Franck, Bach, Mozart, Respighi e Shostakovich, eseguiti da giovani talenti aquilani e abruzzesi: Michele D’Ascenzo (pianoforte), Marina Iacuitto (soprano), Virginia Galliani (violino), Andrea Petricca (violino).

Ogni anno La croce del Perdono, dopo aver sfilato per la città nel corteo storico della Bolla, scortata da una apposita “dama della croce”, viene donata alla Città dall’artista promotrice dell’iniziativa. Il Comune di L’Aquila, a sua volta, offre la croce pettorale al Cardinale incaricato dell’apertura della Porta Santa, a perenne ricordo dell’evento. Quest’anno, in particolare, spetterà a S. E. R. Mons. Gualtiero Bassetti, arcivescovo metropolita di Perugia-Citta’ della Pieve, neo presidente della Conferenza Episcopale Italiana, dare avvio alla festività del Perdono.

PRESENTAZIONE DELLA CROCE DEL PERDONO 2017
AUDITORIUM DEL PARCO – L’AQUILA
27 AGOSTO ORE 18.00
INGRESSO LIBERO FINO AD ESAURIMENTO DEI POSTI

Croce del Perdono 2017

Ogn’anno – e questo è il diciottesimo – il laboratorio orafo di Laura Caliendo e Gabriele Di Mizio porta avanti l’illustre tradizione orafa aquilana, creando, in occasione della Perdonanza, la croce del Perdono, da donare al comune, e dunque alla città, che ne farà a sua volta omaggio al cardinale cui è demandata l’apertura della Porta Santa, solenne avvio delle celebrazioni.

Si tratta di pezzi unici, realizzati con l’antica tecnica della “fusione a cera persa”, opere curatissime che divengono occasione di riflessione sul più intimo significato di questo evento che informa la vita cittadina sin dal 1294 e che, pur fedele al messaggio lasciato da Celestino V universis Christi fidelibus, al pari di queste croci, cambia ogni anno forme e tematica. 
Nella croce argentea di quest’anno – ispirata da una riflessione teologica di S. E. Mons. Antonini – le quattro chiese capoquarto sono iconicamente rappresentate nei terminali, disposte come, in concreto, si collocano nella maglia urbana della città: in alto (nord-est) il quarto di S. Maria, con la chiesa dei paganichesi, la più danneggiata dal terremoto del 2009, allusa dalla ricca ghiera del portale (1308) e dalla scultura mariana che ne ornava la lunetta; in basso (sud-ovest) il quarto di San Giovanni, con la chiesa di San Marciano, dei castellani di Roio, emblematizzata dai leoni stilofori che sorreggono l’archivolto del portale, e dall’agnello crucigero che ne orna l’architrave; a destra (sud-est) il quarto di San Giorgio, con la collegiata di Santa Giusta, dei nativi di Bazzano, evocata dal traforo abitato da telamoni del rosone di fine Trecento, e dal fastigio ad arcatelle gigliate del coronamento orizzontale della facciata; a sinistra (nord-ovest) il quarto di San Pietro, con la chiesa dei nativi di Coppito, suggerita da alcuni dettagli del suo portale scolpito (“ripristinato” da Mario Moretti dopo i lavori del 1969-71), l’unica delle quattro a vedere quasi conclusi i delicati lavori di restauro post-sismico. 
In aggiunta a questa sorta di “tetramorfo civico” – subito al di sotto della pietra centrale – vi è un riferimento inequivocabile alla basilica di Collemaggio, e al luogo simbolico del Perdono: l’aquila dello stemma civico che sormonta fieramente la Porta Santa, ingresso fisico alla basilica e, insieme, forte immagine escatologica.          
Ai motivi decorativi del tralcio fiorito affiancato da punte di diamante che struttura l’archivolto di questo portale si ispira anche il castone che circonda la pietra centrale. Qui Cristo è trasfigurato nel prezioso cabochon in lapislazzulo, materiale sin dall’antichità legato al divino per il suo intenso colore azzurro, punteggiato dall’oro degli inclusi in pirite, capace di evocare la volta celeste.     
La croce gemmata (di gemmas Eccleasiae parla anche la Bolla), richiamando – oltre che l’imprescindibile messaggio cristiano – la genesi storica della bilanciata costruzione policentrica del tessuto urbano dell’Aquila, ci ricorda come l’absolutio a culpa et poena concessa da Celestino sia stata sempre anche un evento autenticamente civile. Fin dai primordi, le autorità cittadine hanno avuto un ruolo centrale al suo svolgersi, essendo le detentrici stesse della Bolla. Oltre che connaturare in profondità la fisionomia religiosa della città, l’indulgenza celestiniana scandiva anche i ritmi di vita degli allevatori locali che, per la concomitante fiera del Perdono, fissavano la migrazione stagionale degli ovini, dando luogo alla transumanza. Del resto, l’attività armentizia, con la conseguente industria della lana e la trama di scambi commerciali che ne derivavano, sono state per secoli le principali fonti di ricchezza per questa terra di confine, strategicamente posta lungo la via degli Abruzzi, e per questo orgogliosamente autonoma e aperta alle espressioni artistiche più aggiornate.       
I rimandi architettonico-urbanistici della croce del Perdono 2017 affondano nelle origini stesse  della città, nelle dinamiche di programmato sinecismo che ne sostanziarono la seconda e definitiva fondazione ad opera degli angioini (1266), portando le castella circonvicine – facenti parte delle diocesi di Amiterno, Forcona e Valva – a trasferirsi intra moenia, duplicando qui anche la dedicazione dei propri luoghi di culto.  
Nell’allusione alla suddivisione amministrativa in quarti si rispecchia, dunque, non solo la forte identità urbana della città, ma anche la sua natura “multicentrica”, legata a doppio filo al vasto contado.

Ecco dunque proiettate, in un gioiello, le complesse dinamiche fondative dell’Aquila, i suoi equilibri territoriali, le forze civili ed ecclesiali ad essa interne, l’indiscutibile ricchezza del suo patrimonio monumentale, le cicliche distruzioni a cui è stata sottoposta, oltre che – primariamente – le radici identitarie della sua spiritualità.

Che la croce – simbolo cristiano di speranza – sia concreto auspicio di vera rinascita per la città, intesa non solo come spazio bello da vedere e materialmente sicuro, ma come luogo vivo, motore di sviluppo partecipato, attivo catalizzatore di energie sociali, pulsante crocevia di nuovi linguaggi culturali.

  Gianluigi Simone

Storico dell’Arte, Ufficio Arte sacra e Beni culturali Ecclesiastici - Arcidiocesi di L’Aquila
                                Docente di Storia dell’Arte moderna presso l’I.S.S.R. “Fides et Ratio”

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