giovedì, 14 dicembre 2017 08:58:49

L’AQUILA, PRESENTATA LA RASSEGNA “IL JAZZ ITALIANO PER LE TERRE DEL SISMA”

giovedì, 20 luglio 2017

L’AQUILA -  ”L’Aquila per noi rappresenta molto perché lì, nel 2015, è stata riscritta la storia del jazz, sdoganandolo, con le sue 60mila presenze, come fenomeno di massa”.
Ha esordito così Paolo Fresu, direttore artistico della rassegna ” Il jazz italiano per le terre del sisma”, nella conferenza stampa di presentazione a Roma, nella sede del Mibact, alla presenza del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini e del sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, durante la quale è stato annunciato che il progetto proseguirà almeno fino al 2018.
750 musicisti, quattro regioni coinvolte (Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche), per una rassegna che partirà il 31 agosto a Scheggino (Pg), per poi approdare a il 1 settembre a Camerino (Mc), il 2 ad Amatrice e concludersi, con l’evento finale, allAquila, domenica 3 settembre. I luoghi coinvolti nel capoluogo saranno 18, in tutto il centro storico, con 600 artisti e 100 band. Il concerto finale si terrà alle 21 davanti alla basilica di Collemaggio.
“Ringrazio il ministro Dario Franceschini e il direttore artistico Paolo Fresu - ha dichiarato il sindaco dell’Aquiila Pierluigi Biondi- per questo straordinario regalo che hanno voluto fare alla città dell’Aquila. La musica, strumento comunicativo ed emozionale, ha un significato particolare nel capoluogo d’Abruzzo, una città in cui la cultura è stato strumento di emancipazione e di rinascita. Per questa ragione- ha concluso Biondi - dobbiamo lavorare, fin da subito, per fare in modo che questo progetto prosegua e si strutturi”.
“Ricordo quella storica giornata all’Aquila nel 2015, - ha dichiarato il ministro Franceschini - una giornata unica perché non era mai accaduto che tutti gli artisti jazz, i direttori artistici di manifestazioni importanti, si ritrovassero sullo stesso palco, lavorando allo stesso progetto. La dimostrazione che la cultura e la musica possono svolgere un compito fondamentale, perché oltre a ricostrire bisogna far tornare a vivere i centri storici”.

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