venerdì, 26 maggio 2017 09:34:34

L’AQUILA 2017, LA PROPOSTA DEL CANDIDATO SINDACO GIANCARLO SILVERI

mercoledì, 03 maggio 2017

L’AQUILA - In un momento di grande difficoltà del Paese come quello che stiamo vivendo diventa fortemente strategico pensare a come far evolvere una città verso un futuro che assicuri benessere e buona qualità della vita.
Una politica passata, che perde rappresentatività e si mostra incapace di risolvere i problemi della nostra città sempre più sofferente, e la volontà di porre le basi per una ri-costruzione fondata su partecipazione, sostenibilità, innovazione sociale e tecnologica, hanno fatto sì che nascesse Riscatto Popolare.
Un Movimento che sorge dal basso, che vuole una città competitiva e attrattiva e segue traiettorie politiche trasversali, accomunate dall’amore per la città dell’Aquila bisognosa, in questo momento, di passi concreti e non di logiche spartitorie e vincoli imposti dalla vecchia politica.
Riscatto Popolare nasce nell’attuale scenario elettorale per proporre un cambiamento basato sulla concretezza di una nuova e più capace governance cittadina, per coniugare, in definitiva il Civismo con la Buona Politica.
Per la guida della città il nostro Movimento ritiene quindi, che l’impegno, la cultura, la competenza tecnica e amministrativa, lo spirito di solidarietà, l’esperienza e la saldezza morale debbano costituire l’indispensabile riferimento di un SINDACO.
A lui si richiede, fra l’altro, la elaborazione di un preciso programma di cose concrete e la condivisione di un progetto di ricostruzione per ridisegnare L’Aquila del futuro: di un progetto, cioè, basato su regole e metodi trasparenti, su idee che stimolino azioni innovative utili a diventare moltiplicatori di nuove idee e di strumenti che assicurino la trasformazione di queste in progetti per poi passare alla loro rapida realizzazione.
È, però, indispensabile che abbia, specie nella devastante situazione in cui si trova L’Aquila, una comprovata cultura “del fare”, esperienza sul campo, conoscenza del territorio e degli aggregati sociali, culturali e produttivi, una conclamata professionalità e trasparenza nei comportamenti, nonché la capacità di moderazione e mediazione politica e liberale.
Più in generale occorre avere, innanzitutto, quale basilare presupposto per una sana e corretta programmazione, il concetto che la città è fatta di persone e non di case o cose.
È, pertanto, delle persone che ci si deve occupare per assicurare loro il lavoro, la casa, i servizi sociali, sanitari, la cultura e quant’altro.
Si è usato e abusato il termine “ricostruzione”, dandogli purtroppo un significato univoco, quello di rifare le case e non quello di pensarlo e attuarlo avendo presenti le persone nella completezza dei loro bisogni e non delle sole case.
Noi, è bene sottolinearlo, useremo “ricostruzione” avendo sempre ben presente questa accezione di questa parola.
Questo concetto è stato purtroppo ignorato completamente da quanti hanno governato il nostro Comune fino a ora, sia con riferimento agli abitanti del centro storico che, ancor di più, ai cittadini delle frazioni.
Preliminarmente all’esposizione del nostro progetto per la città che vogliamo proporre agli elettori, teso a riavviare un serio e stringente processo di sviluppo, si ritiene utile fare il punto dell’attuale situazione partendo da un riassunto del “Piano strategico” predisposto dal Comune nell’anno 2012.
Schematizzando, tre sono le linee di lavoro principali su cui si deve basare prioritariamente una ricostruzione che punti a migliorare nelle sue performance la città pre-sisma:
- far tornare il centro storico il cuore della vita sociale della città, non solo ricostruendolo con una forte attenzione alla sicurezza, alla valorizzazione del patrimonio storico-artistico, alla qualità e vivibilità urbana, ma anche assicurando il ritorno delle principali funzioni che prima vi erano insediate, a partire dalle sedi del terziario pubblico;
- garantire una buona e diffusa qualità sociale e urbana (servizi, accessibilità, spazi verdi, partecipazione) in una città oggi allungata e dispersa, divenuta in gran parte periferia, in cui le vecchie microreti comunitarie si sono frantumate;
- favorire un rilancio economico di lunga durata basato sullo sviluppo delle vocazioni profonde dell’Aquila, ma anche sulle opportunità legate al nuovo scenario.
- favorire una riorganizzazione del sistema di servizi sociali in un welfare plurale che integri le risposte ai vecchi e nuovi bisogni attraverso:
1. un ripensamento dell’assetto istituzionale dei servizi alla persona con implementazione del lavoro nel territorio e servizi/sportelli psico-sociali di prossimità;
2. realizzazione di una rete pubblico-privata che valorizzi l’apporto del mondo associativo solidaristico al sistema di servizi sociali e socio psico-educativi.
Ebbene, nulla o molto poco di tutto quanto sopra previsto risulta realizzato. Andando poi ad analizzare i dati pubblicati dai vari Enti di studi e ricerca sulla situazione odierna della città, ci si rende conto di quanto la situazione, sotto il profilo economico, sociale e demografico, sia peggiorata in modo drammatico.
Il mondo è, peraltro, sempre più globale ma con effetti locali, è su questi che dobbiamo quindi puntare per individuare le iniziative e i progetti da realizzare nel medio/lungo termine. La portata, per dimensione, anche territoriale di tali progetti, è tale che oltre lo sforzo di tutti è necessario aprirsi agli altri, e con loro, nel porre la questione delle aree interne pretendere ciò che ci è dovuto.
Dobbiamo dare vita a una rivoluzione culturale che sfugga alla seduzione mediatica delle formazioni politiche purtroppo inconcludenti.
Risulta indispensabile uscire dall’isolamento nel quale si è posta, ed è stata posta, la nostra città e occorre pertanto dare impulso a una rinvigorita e concreta affermazione della sua funzione di capoluogo Regionale e Provinciale.
Che la competitività di un territorio si misuri dalla qualità delle sue infrastrutture è ormai un dato assodato.
Non è un caso che l’Europa, per non perdere il passo nell’innovazione con gli Stati Uniti e la Cina, abbia recentemente manifestato la necessità di investire 800 miliardi di euro per sviluppare reti in fibra-ottica e reti e applicazioni 5G.
Per comprendere i requisiti di servizio dei sistemi 5G bisogna fare riferimento allo sviluppo della “Internet delle cose” (Internet of Things - IoT) che connette gli “oggetti intelligenti” (smart objects) che popolano gli ambienti che ci circondano, dalla casa alla città, fino a comprendere tutto il pianeta. Alla fine del 2015 c’erano circa 18 miliardi di oggetti intelligenti e connessi, mentre se ne prevedono circa 50 miliardi per il 2020.
Pertanto, la visione dei sistemi 5G è quella di una piattaforma radiomobile per la realizzazione dei numerosi “mercati verticali” abilitati dalla IoT, ciascuno dei quali presenta requisiti di servizio molto differenti in termini di capacità di trasmissione, latenza, affidabilità, eccetera:
Trasporti e Automobilismo,
Manifattura e Industria,
Media & Entertainment,
Energia,
Sanità ( Telemedicina) e Benessere,
Cibo e Agricoltura
Il nostro ministero dello Sviluppo economico ha scelto cinque città per lanciare in Italia la tecnologia delle reti mobili superveloci 5G . Tra queste L’Aquila. Il ruolo giocato in Italia dalle nuove reti nello sviluppo delle smart city, e quindi di una nuova economia, è fondamentale.
Il 5G consentirà una migliore connessione degli oggetti alla rete e una velocità di trasmissione fino a oggi inimmaginabile. La sperimentazione durerà fino al 2020.
Occorrerà, pertanto, spostare l’attenzione verso i servizi che l’IoT è 5G potranno abilitare e individuare le strategie territoriali per valorizzare l’enorme massa dei dati (big data) raccolti dagli oggetti connessi (IoT).
Tuttavia, in mancanza di un contesto produttivo adeguatamente articolato e ricettivo, il solo aumento delle infrastrutture non è sufficiente a innescare un processo di sviluppo.
Si parla di smart city, (città intelligente) di 5G (velocità di trasmissione dati), tutte cose importanti, che fanno notizia, queste nuove tecnologie però non produrranno di per sé ricchezza; questa deriverà dal saperle valorizzare imprenditorialmente sul nostro territorio. Sarà insomma necessaria una sinergia fra i nostri poli di eccellenza, Università, Gran Sasso Science Institute, imprenditori locali del settore, per spostare l’attenzione sui servizi che, con tali nuove potenti tecnologie, si potranno offrire alla collettività non solo locale e procurino ricchezza per il nostro territorio.
Nel frattempo si dovrà fare perno sulle nostre forze, sulle nostre capacità e sulle opportunità del nostro territorio, iniziando a spendere bene le risorse finanziarie ed economiche messe a disposizione dell’Aquila, ancora inopinatamente accantonate.
Si deve operare avendo consapevolezza delle criticità del presente, considerando che l’emergenza del post-terremoto a nostro avviso non è affatto esaurita e necessita, dato lo stato delle cose, di una seria analisi, tesa a puntualizzare il da farsi sia nell’immediato, per dare sostegno e in alcuni casi per ricostruire materialmente, moralmente ed economicamente la città, sia, nel contempo, a fissare la rotta per dare risposta alle esigenze per il benessere futuro dell’Aquila.
La programmazione per lo sviluppo socio/economico non può infatti essere pensata su base cittadina, ma deve ricomprendere un territorio ben più vasto, addirittura extra regionale.
Dobbiamo e possiamo aspirare a un modello vincente che utilizzi e sviluppi tutto ciò che già abbiamo e cioè la montagna, l’ambiente, la cultura, le bellezze architettoniche, storiche, naturalistiche, artistiche e, a breve distanza, il mare.
Tutto ciò impone il coraggio di non soggiacere all’imbarbarimento del confronto politico, ripristinando la fiducia, purtroppo molto affievolita, verso quella che era una seria tradizione di correttezza Amministrativa e di operosa creatività.
La rivoluzione culturale deve riguardare senza nessuna indulgenza l’organizzazione funzionale dell’Ente e delle sue istituzioni, deve riconoscere il merito di quanti si impegnano per la realizzazione del progetto, voluto dai cittadini con il loro voto, atto a salvare la città altrimenti destinata a sicuro declino.
Per rendere L’Aquila più bella, più moderna, più produttiva, più prospera e per meglio corrispondere alle drammatiche esigenze del territorio e dei suoi abitanti, è indispensabile lavorare tutti insieme, ripudiando la gestione del “potere per il potere”, con un forte impegno corale esercitato con autorevolezza in modo tale da meritare la fiducia dei cittadini di questa città, della provincia e della regione, nonché delle Istituzioni dello Stato.
Va ricercata, in definitiva, un’espressione dell’azione politica e istituzionale che sappia farsi concreto servizio alle esigenze del quotidiano vivere e delle impellenti necessità sociali.
Se in proposito a tutto quanto detto non emergesse, come fin ora non è emersa, una proposta globale sulla necessità della ricostruzione fisica, economica, sociale e culturale, la classe politica tutta continuerebbe a essere responsabile dell’aggravamento della piaga del disimpegno civile e politico manifestato con il non voto o con il voto di protesta.
La politica fatta di parole, come quella propinata dalla attuale classe dirigente, deve essere sconfitta.
Dobbiamo passare dagli annunci ai fatti ed essere pronti a cogliere le opportunità offerte dalla anche dalla ripresa internazionale e dai progetti comunitari. Le enormi difficoltà e incertezze del presente richiedono lucidità e lungimiranza per superare improduttive contrapposizioni e disegnare il nostro modello di sviluppo anche a dispetto della tragedia del terremoto.
L’Aquila ha avuto cinquant’anni di straordinaria crescita, divenendo uno dei più dinamici e fiorenti poli di sviluppo Italiani poi, sul finire degli anni Novanta, ha cominciato a declinare fino al terremoto con il quale si è avuta una completa regressione.
Nonostante tutto, grazie all’imponente laboratorio sotterraneo dell’Infn, del Gran Sasso Institute e alle altre strutture industriali, culturali e di ricerca esistenti, che erano, e sono, tra le migliori del paese, può essere considerata ancora città della scienza e della cultura.
I lavoratori, gli imprenditori, i giovani e gli anziani della nostra città anelano a un nuovo Governo Comunale, che promuova la ripresa dello sviluppo condividendo la necessità di perseguire l’obiettivo della ricostruzione e della rinascita. Dobbiamo tutti concorrere a perseguire un realistico progetto per un futuro concreto, misurabile e compatibile sia con le risorse già disponibili, sia con quelle da esigere dalla Regione che, per troppi anni lontana, ci ha trascurati a beneficio di altri.

LA NOSTRA VISIONE

Crediamo sia utile, ai fini di facilitare la lettura di questo nostro programma, delineare in via preliminare l’obiettivo che intendiamo raggiungere se, grazie alla fiducia degli elettori, avremo la responsabilità di governare la città.
Noi vogliamo L’Aquila, città modello di cultura e di storia, ben restaurata e che torni a essere una città, sia nel centro che nelle periferie e in ogni sua frazione, ordinata e pulita, connessa con il territorio limitrofo, facilmente raggiungibile dai due mari, riconosciuta in Italia come apprezzato luogo di turismo e soggiorno, in cui vale la pena vivere perché c’è lavoro, servizi e possibilità abitative sicure e di buona qualità, dove prevale una mentalità aperta e vincente.

È un sogno? Ma i sogni di questo tipo diventano realtà se c’è la forza e l’impegno di tutti perché credendoci tutti, si hanno gli ingredienti essenziali per vincere.

Bisogna bandire le chiacchiere, rimboccarsi le maniche, impedire che piccoli interessi brucino le grandi opportunità, rendersi conto che nessuno è disposto a regalare nulla ma anzi, se non si reagisce tutti a brutto muso, continueranno le spoliazioni che hanno già impoverito gravemente questo territorio. Non ci si deve, perciò, rinchiudere nella città ma aprirsi, al fine di evitare che tutto ciò che è fuori da noi continui a guardare altrove.

Occorre pertanto coinvolgere, concertare, pianificare e comunicare. Un disegno ben progettato e pianificato fin dall’inizio avrebbe potuto trasformare la tragedia del terremoto, sia nel centro che ancor più nelle frazioni abbandonate, in una opportunità.

Ma ancora si può porre rimedio, basta cambiare aria nella gestione della amministrazione cittadina.

LA PROGETTAZIONE INTEGRATA DEL TERRITORIO

Il nuovo piano regolatore generale, da decenni sbandierato e mai adottato: perché? Per assecondare quali interessi? Sarebbe bene saperlo.
Il piano vigente, quello del 1979, prevedeva, nel rispetto della legge, il corretto rapporto fra gli spazi dedicati agli insediamenti residenziali e gli spazi pubblici riservati alle attività collettive, all’edilizia scolastica, al verde pubblico, ai parcheggi e quant’altro.
Quelle previsioni sono rimaste sulla carta, i vincoli per gli spazi pubblici sono decaduti mentre la cementificazione è dilagata.
Ora apprendiamo dai giornali che un nuovo piano sarebbe bello e pronto, anzi, guai alla nuova Amministrazione se non dovesse procedere con la sua adozione.
Neanche un cenno si è avuto circa lo studio preliminare, di carattere economico e socio/demografico, indispensabile per una pianificazione di questa importanza.
Si dice solo che si prevede debbano esserci circa 135.000 abitanti, di quale economia dovranno vivere e quali servizi sociali debbano avere nulla si dice.
C’è da presumere che tali previsioni siano state fatte sulla base dello studio e delle proiezioni fatte dall’Ocse nell’anno 2012 delle quali, però, è bene dire, che in pratica non se ne è tenuto, fino a ora alcun conto.
Noi riteniamo sia necessario evitare un ulteriore consumo di territorio e ripristinare il giusto rapporto, previsto dalla legge, fra superfici edificabili per la residenzialità e spazi pubblici, verde,parcheggi, scuole eccetera.
Una previsione deve anche essere fatta per aree destinate a strutture per attività produttive compatibili con ciò che abbiamo e ciò che siamo.
In proposito si rammenta l’utile scelta, fatta a suo tempo, di rifiutare l’insediamento di attività inquinanti o tecnologicamente superate e di puntare su di un efficiente sistema fondato sul turismo, la cultura, la scienza, tutte cose che paiono assolutamente compatibili con le potenzialità del territorio e della città per le sue bellezze naturali, la qualità della vita che potrebbe tornare a essere ottima, senza inquinamento e, nonostante tutto, con una bassa criminalità e in posizione baricentrica fra Nord e Sud, tra Est e Ovest dell’Italia.

OPERE DA REALIZZARE NEL MEDIO LUNGO PERIODO

Il progetto più ambizioso è il collegamento su treno veloce con Roma. Collegare L’Aquila con una percorrenza di 30/45 minuti consentirà di rendere molto appetibile il nostro territorio, portandolo a diventare un quartiere nobile dell’Area Metropolitana di Roma che conta oltre 3,5 milioni di abitanti.
Significa poter accogliere con immediatezza una moltitudine di persone, con i nostri monti, la nostra neve, il nostro patrimonio abitativo sicuro, il nostro patrimonio culturale, storico, artistico enogastronomico.
Significa dare maggiori spazi di mercato alle nostre imprese e avviarne di nuove e significa avere, specie per i nostri giovani, ampie possibilità occupazionali sia in veste di imprenditori che di lavoratori dipendenti in molteplici campi.
Significa dover qualificare e formare professionalmente e culturalmente sia nuovi imprenditori sia nuovi lavoratori per le diverse attività richieste.
Significa realizzare incubatori d’impresa dove il pubblico, Regione, Comune e altri possano compartecipare per l’avvio di iniziative atte a fare sistema, per la realizzare di un progetto ben programmato di sviluppo economico possibile.
È basilare, in questa prospettiva, quella rivoluzione culturale utile a sterilizzare tanti nostri attuali punti di debolezza.
Viviamo in una piccola città con un grande territorio, con un’economia asfittica e con poche medie e piccole imprese trascurate e spesso vessate. Non risultano più sufficienti i soli redditi, prevalentemente derivanti da impiego pubblico, peraltro sempre più scarso. Siamo troppo ripiegati sui problemi interni, tolleriamo eccessivamente privilegi e rendite di posizione limitandoci ad avere un elevato criticismo.
L’Aquila è ora, per lo più, da tutti conosciuta solo per la sua grande disgrazia e per essere pericolosa per il terremoto incombente.
Per poter realizzare simile ambizioso progetto sarà indispensabile una forte coesione cittadina e territoriale, una classe politica più capace e più attenta ai bisogni della gente e meno distratta per l’impegno ad assecondare i potenti di turno e a coltivare i propri sogni di gloria.
L’Aquila del futuro ha bisogno di sentirsi garantita anche attraverso la verifica di tutti gli interventi edilizi del passato del presente e del futuro, a cominciare dalle scuole e dagli altri edifici pubblici di carattere strategico.
In proposito la questione “casette” non può essere banalizzata a livello di battuta elettoralistica, ma va correttamente affrontata sul piano giuridico e urbanistico, assecondando in tutti i casi possibili le aspirazioni delle famiglie che le vedono come barchette di salvataggio in caso di ulteriori eventi sismici.
Va poi finalmente dato compimento:
- al completamento della variante Sud-Ovest Mausonia, per la realizzazione del raccordo anulare dell’Aquila, e utile anche a efficientare la viabilità per Pescara, Sulmona e per Amatrice e Ascoli Piceno. Considerato, in proposito, che i progetti dei relativi lotti risulta siano già stati approvati dall’Anas, sembra si debba soltanto sconfiggere una ottusa gestione burocratica della questione;
- alla realizzazione di una sede comunale che possa contenere tutti i servizi e gli uffici, utilizzando, semmai, capienti complessi conventuali e/o militari in disuso peraltro salvaguardandoli. Non si consumerebbe, così, altro territorio e si eviterebbe di continuare a pagare, chissà perché, circa 1,4 milioni di euro all’anno di fitti. Si dovrebbe, in proposito far chiedere, dalla Procura della Corte dei Conti al Provveditorato alle Opere Pubbliche la ragione per la quale ancora nulla si è fatto per dare corso ai lavori di recupero dei vari edifici, all’uopo utilizzati prima del terremoto, nonostante i fondi necessari siano da anni nelle casse comunali;
- alla realizzazione di uno spazio coperto polifunzionale per convegni, mostre, fiere, spettacoli, manifestazioni sportive, ultimando finalmente il complesso incompleto di Paganica e facendolo funzionare;
- a uno spazio coperto per mercato dei prodotti locali della terra, lattierocaseari, dell’artigianato, della enogastronomia e di quanto altro prodotto dal nostro territorio.

FINO AD ALLORA COME ARRIVARCI

È importante riflettere molto su quanto sia necessario fare, nell’immediato, per mantenere in vita la nostra città fino a quando si saranno realizzate le condizioni che possano assicurare un futuro più florido e duraturo.
Si dovrà continuare con la ricostruzione del capoluogo e avviare, con grande celerità, anche quella delle frazioni, avendo assolutamente sempre presente il significato del termine ricostruzione sopra esplicitato.
Pari prioritario impegno, nonostante i vari vincoli di diversa natura e di varie istituzioni, va dedicato per trovare il modo di dare sostegno al nostro sistema produttivo, scientifico e culturale rappresentato da Università, Gran Sasso Science Institute, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, polo farmaceutico, Conservatorio, Accademia di Belle Arti, Teatro Stabile e alle altre istituzioni teatrali, musicali e artistiche e, ancor di più, tutte le piccole e medie imprese dei settori industriale, commerciale, artigiano, agricolo e del terziario in genere, poiché sono attualmente la parte essenziale nella produzione di ricchezza nel nostro territorio.
È necessario rassicurare i cittadini fornendo loro ogni elemento utile per convincerli a non “gettare la spugna”, facendo chiarezza specie sulla situazione degli edifici scolastici. Il balbettio e la sciatteria con la quale l’argomento è stato trattato, con sfilate di rappresentanti politici i quali hanno provato a mettere pezze a colori, non ha fatto altro che aumentare i timori e la confusione della gente.
All’esito degli accertamenti, gli edifici non sicuri vanno abbandonati e va avviata la ricostruzione con assoluta celerità, prevedendo, in caso estremo di assenza di soluzioni transitorie, di far realizzare delle strutture provvisorie dalle stesse imprese aggiudicatarie degli appalti. Anche per le scuole si potrebbe pensare all’area di una delle caserme abbandonate.
Occorre un nuovo piano di Protezione Civile, tenendo conto delle nuove realtà cittadine e della presenza di organizzazioni di volontariato, soprattutto in ragione dell’alta esposizione sismica ancora una volta dimostratasi dirompente.
Va affermato, al riguardo, il ruolo che può essere ricoperto dal nostro aeroporto per la Protezione Civile regionale e nazionale.
La ricognizione sistematica delle risorse disponibili, l’adeguamento e la valorizzazione della struttura cittadina per la promozione turistica costituiscono misure indispensabili per il rilancio, così come devono tornare a contare le molteplici e fondamentali attività svolte dagli enti culturali, specie nei campi del teatro, della musica e del cinema.
Le prospettive occupazionali sono stimolanti nell’ambito dei servizi turistici, dell’industria alimentare, dell’artigianato artistico, delle attività culturali che possono scaturire dalla razionalizzazione produttiva delle risorse naturali del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e di quello regionale del Velino-Sirente, inoltre vanno concepite le attività invernali ed estive in un unico progetto di sviluppo turistico integrato, attraverso un collegamento che veda L’Aquila al centro di un ampio bacino sciistico e naturalistico collegando l’Altipiano delle Rocche, Ovindoli e Campo Felice alla conca aquilana e a Campo Imperatore attraverso apposito piano neve.
Inoltre occorre (prevedendone subito la realizzazione):
- nel contesto della ricostruzione, portare ad attuazione il piano della pedonalizzazione del centro storico e applicarlo nella sua interezza. Esso prevedeva cinque parcheggi (Collemaggio, Castello, San Silvestro-Viale Croce Rossa, Borgo Rivera-Belvedere, San Bernardino) a ridosso o ai limiti del centro storico e collegati pedonalmente con il centro della città;

- riqualificare nel centro storico il commercio e l’artigianato tipici e di qualità, prevedendo incentivi e facilitazioni per il recupero delle antiche botteghe;

- favorire la migliore godibilità estetica e funzionale del centro storico con il suo completo recupero ambientale, anche eliminando molte incoerenti brutture;

- bonificare e valorizzare tutti gli spazi demaniali a ridosso e circostanti le mura medievali, ossia il cosiddetto “pomerio”, destinandoli a verde e a zone attrezzate per l’attività all’aperto e altri servizi per il cittadino;

- attuare il completo recupero architettonico e artistico di tutta la preziosa area delle 99 Cannelle, della Rivera e il connesso percorso spirituale e ambientalistico per la pineta di Roio, attraverso la Porta Rivera e la via “Mariana”;

- attivare tutte le forme di collaborazione indispensabili per la valorizzazione della città dell’Aquila come capitale dei parchi abruzzesi.

I favorevoli presupposti della vicinanza e della facilità di comunicazioni con Roma, il Tirreno e l’Adriatico costituiscono requisiti ottimali per l’incentivazione del turismo colto e congressuale. Per una forte risposta pubblica e privata a tale opportunità di sviluppo, viene ripresa e realizzata l’idea di un Ufficio dei Congressi (Convention Bureau) che in Italia e nel Mondo si è dimostrato di grande efficacia nell’attrarre correnti turistiche ricche e qualificate.
Quale Capoluogo dell’Abruzzo, Regione dei Parchi e dei bacini sciistici montani più importanti degli Appennini, deve essere potenziata al massimo l’azione promozionale per la piena presenza turistica nelle quattro stagioni, anche intervenendo con fondi europei e sinergicamente con i privati, nel recupero dei centri storici delle frazioni (Arischia, Assergi, Aragno, Camarda, Filetto, Pescomaggiore, Roio) da destinare a sedi di attività imprenditoriali collegate al turismo (allevamento, artigianato, servizi turistici, alloggi, ostelli, agriturismo, residence) e nella realizzazione di impianti e strutture ricettive.
Una particolare attenzione deve essere rivolta all’area di sviluppo turistico compresa tra Assergi e Fonte Cerreto per studiare e realizzare adeguati insediamenti turistici che completino l’offerta di unità ricettive, familiari e collettive, ed impianti per una fruizione del Gran Sasso in ogni periodo dell’anno. In proposito si deve attivare una struttura comunale specializzata che possa accompagnare gli interessati a ricercare ed ottenere provvidenze comunitarie per la realizzazione di strutture produttive.
Vanno completati e ottimizzati, anche dal punto di vista della salvaguardia ambientale, gli impianti sciistici di collegamento e ricettivi di Campo Imperatore per un definitivo decollo della stazione invernale.
Si devono ricercare, promuovere e sostenere adeguatamente iniziative e manifestazioni culturali e sportive di livello nazionale e internazionale che favoriscano maggiori presenze turistiche in città, nel comprensorio, sul Gran Sasso e sulle montagne che coronano L’Aquila anche durante il periodo primavera-autunno.
Va pertanto adeguatamente sviluppata e pubblicizzata la Perdonanza, vero patrimonio immateriale dell’umanità, nonostante le decisioni ufficiali in proposito tardino a venire. Si tratta di un evento che, per la sua rilevanza e unicità, non può continuare a rimanere relegato all’ambito locale, ridotto ad essere poco più di una processione. Vanno pertanto destinate risorse economiche per la sua promozione in campo nazionale e internazionale.
Altra iniziativa da promuovere in campo nazionale, è la rievocazione del cammino della transumanza, del percorso a piedi per spostare le greggi da L’Aquila a Foggia lungo il “Tratturo Magno”. Tale iniziativa, unica del suo genere poiché unico è il tratturo, è partita in sordina per impulso e sostegno di un professionista aquilano e vede, annualmente, crescere il numero dei partecipanti provenienti appositamente anche dall’estero. Anche in questo caso è necessario prevedere risorse per far sì che specialisti della materia sappiano adeguatamente valorizzarla.
In definitiva occorre realizzare, utilizzando e migliorando l’esistente, un vero e proprio Polo Museale aquilano concepito come un grande museo diffuso nel territorio, coordinando i servizi museali esistenti attraverso la loro messa a sistema e con la missione di rappresentare la Città e il territorio circostante in modo dinamico, nella loro storia, globalità, complessità e specificità, nella loro forma diffusa nel tempo, nel contesto naturale e con le trasformazioni ingenerate o provocate dall’uomo.
Va pertanto realizzato un forte progetto di comunicazione e marketing territoriale al fine di cancellare l’attuale immagine negativa che ci affligge e promuovere nel contempo, i nostri tanti prodotti di qualità.
Occorre studiare e realizzare un progetto turistico integrato con il museo diffuso sopra citato, su storia, arte, archeologia, escursionismo, sport invernali anche coinvolgendo professionisti ed imprenditori locali ed esterni.
Va necessariamente formato personale in grado di gestire professionalmente un centro di accoglienza/animazione/accompagnamento e di supporto ai visitatori/turisti. Va messa a punto una strategia di supporto al cambiamento culturale, stimolando la progettualità.
Cercare e creare le condizioni per invitare alla partecipazione e favorire il volontariato anche su progetti di gestione e recupero di siti di interesse.
La comunicazione positiva deve essere assunta come regola, sempre! La città è già abbastanza sfiduciata.
Va favorita l’apertura al confronto positivo con l’ingresso di nuovi modelli di pensiero e nuovi imprenditori che vanno invogliati ad investire nei settori del turismo e dell’accoglienza.
Va rivista l’organizzazione sul territorio dei quartieri ristrutturati, per garantirne la vivibilità con spazi esterni fruibili, illuminati ed ordinati,
Occorre promuovere una Conferenza dei Servizi permanente, bandendo concorsi nazionali tra Università, Consorzi d’imprese ed altri, per lo studio dell’utilizzo dei grandi complessi immobiliari, quali per esempio la Reggia Angioina, l’ex mattatoio, il complesso della Reiss Romoli, le Caserme militari, piazza d’Armi, il complesso di Collemaggio, il grandioso complesso conventuale di San Bernardino che ricomprende anche la chiesa e tutte le altre numerose realtà conventuali.
Più che la vendita a privati vanno ricercate forme di connessione tra pubblico e privato previste dall’ordinamento. In proposito rimane ben inteso che deve essere prestata grande attenzione a evitare speculazioni. A tal riguardo va anche detto che risulta incomprensibile l’introduzione, avvenuta dopo il terremoto, della sciagurata scelta del sistema di “abitazioni equivalenti” poiché ha incrementato il depauperamento abitativo della città, specialmente nel centro storico, causando, nel contempo, un forte rischio di maldestro sfruttamento del patrimonio edilizio cittadino.
Va studiata e risolta l’annosa questione relativa alla gestione del progetto C.A.S.E. e M.A.P., pretendendo dai cittadini per quanto è da loro realmente e oggettivamente dovuto. Va inoltre assicurata la vivibilità con manutenzioni programmate, spazi esterni fruibili e ordinati.
Vanno sistemate le aree cimiteriali e le aree a verde pubblico, la segnaletica e va curata la pulizia della città.
Si devono proseguire e ultimare i lavori e i progetti di opere pubbliche avviati anche prima della uscente Amministrazione e del terremoto: si pensi, per esempio, ai parcheggi, alla zona della piscina comunale e del palazzetto dello sport.
Le società dei servizi comunali vanno ridimensionate e/o ristrutturate se non adeguate per quantità e qualità dei servizi resi secondo il criterio “del cliente interno”.
È ovviamente questione prioritaria mettere mano alla macchina comunale: non basta infatti che gli orchestrali siano singolarmente bravi, occorre che tutti seguano lo spartito, che tutti guardino al Direttore, il Sindaco eletto, come punto di riferimento: solo allora nascerà una sinfonia.
Seguendo la similitudine possiamo affermare che sta al direttore d’orchestra e ai solisti dare l’impronta, la genialità, la personalità creativa; se così non fosse, avendo tutti lo stesso spartito, la musica dovrebbe essere sempre uguale. Per fortuna non è così.
Per puntare in alto con ragionevoli prospettive di successo si rende indispensabile attrezzare la sede Comunale per la parte inerente l’organizzazione dei servizi e delle risorse umane. Queste, per volontà politica, oggi vengono mortificate e lasciate prive di indirizzi e regole oggettive tanto da far sorgere il dubbio che si proceda come se fra i cittadini ci siano figli e figliastri.
La Politica deve organizzare le cose in modo tale che venga premiato il merito e non l’appartenenza, l’attenzione al cittadino e non la supponenza.
La civiltà di un popolo si misura dall’attenzione che lo stesso riserva ai più deboli e bisognosi. L’Amministrazione comunale deve:
a) Sostenere e incoraggiare in ogni modo le varie forme di integrazione socio-sanitaria, ora completamente assente, e sostenere le associazioni che si occupano di portatori di handicap, persone non autosufficienti e persone disagiate creando certezze per “il dopo di noi”.
b) Reperire risorse per dare sostegno alle famiglie bisognose e per sostenere i consumi essenziali e primari.
c) Circa l’obbligo posto dal governo relativamente all’accoglienza di immigrati, va individuata fra le varie opzioni consentite, la più equilibrata e consona alle possibilità della città, non trascurando l’ipotesi di un loro utilizzo in attività socialmente utili onde evitare emarginazioni e impedimenti al loro e nostro vivere sociale.
Il Comune deve diventare veramente la “casa del Popolo”, trasparente, facilmente raggiungibile dalla gente e vero artefice, promotore e guida del programma di sviluppo e della ricostruzione fisica e morale.
Deve essere stimolo e punto di riferimento del mondo produttivo i cui rappresentanti, insieme alle altre rappresentanze della società, concorreranno agli ineludibili processi di realizzazione dei programmi che il popolo, con i suo voti, ha approvato. Giova, fra le altre cose, attivare sportelli unici di accesso ai servizi dell’Ente, da dislocare, oltre che nella sede centrale anche nelle delegazioni, e va consentita l’agevole possibilità per i cittadini, di controllare l’azione amministrativa e la possibilità di dare il loro contributo, sia critico che di idee, specie nella redazione del bilancio comunale vero momento centrale, veritiero e trasparente della politica cittadina.
Sono molti i settori e le ragioni per le quali si ritiene di dover ripartire da zero a causa delle condizioni nelle quali sono relegati L’Aquila e il comprensorio di frazioni e piccoli Comuni del cratere sismico.
La CITTÀ ha veramente bisogno che l’Amministrazione Comunale riacquisti la capacità di porsi realmente al servizio della comunità tutta, subito.

Altri servizi video

X