lunedì, 24 luglio 2017 12:46:36

L’AQUILA 2017, CARLA CIMORONI CANDIDATA SINDACO PER “L’AQUILA CHIAMA”

martedì, 11 aprile 2017

L’AQUILA - L’Aquila Chiama tira dritto e continua il suo percorso in vista delle elezioni amministrative di giugno. Dopo l’incontro pubblico del Primo Marzo all’Aquila, la coalizione sociale – che al di là di ogni finto civismo è l’unica composta da cittadine e cittadini che si mettono in gioco per il bene comune – ha organizzato numerosi incontri volti all’allargamento e alla condivisione, nell’ottica di un confronto continuo sui temi per il governo della città.

Nel corso delle assemblee è stata scelta anche la candidata sindaca che rappresenterà la coalizione: Carla Cimoroni, 43 anni, oggi consigliera di circoscrizione, dipendente dal 2002 presso l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente (Arta). Carla è una giovane e combattiva donna, che ha dimostrato di impegnarsi nei movimenti civici aquilani con limpidezza e competenza. Rappresenta una totale discontinuità rispetto al sistema e ai centri del potere che hanno devastato L’Aquila e la sua comunità.

E’ evidente che il vero punto di differenziazione di L’Aquila Chiama è la forza del gruppo. Mentre in città le forze politiche di centrodestra e centrosinistra si presentano come totalmente carenti in termini di proposte programmatiche, unicamente concentrati su nomi, incarichi e poltrone, e mentre personaggi più o meno dubbi avanzano con i propri “partiti-persona” la propria auto-candidatura, Carla rappresenta con semplicità la sintesi della ricchezza di un gruppo che vede numerose personalità, sfaccettature e soprattutto competenze.

Oltre i personalismi, L’Aquila Chiama è una squadra pronta a governare la città, forte anche del consolidamento costruito dentro e fuori il Consiglio comunale con le liste civiche Appello per L’Aquila e L’Aquila che Vogliamo, che cinque anni fa ottennero risultati ottimi in termini di consenso, senza avere a disposizione le macchine burocratiche e i lauti finanziamenti dei partiti tradizionali.

E’ ormai purtroppo sotto gli occhi di tutti che la città abbia necessario bisogno di una discontinuità vera. Non di facce apparentemente nuove e di finti avvicendamenti, ma di politica di governo dei territori, di metodi non clientelari di gestione del bene comune, di efficienza amministrativa, di crescita economica e sociale per il presente e il futuro. In altre parole, L’Aquila potrà essere una comunità coesa e migliore di quella attuale quando verrà messo da parte il sistema di potere politico, economico e corporativo che la soffoca oggi. E quando noi cittadine e cittadini, con coraggio, ci riprenderemo la città, mettendo fine a questo sistema di potere che, storicamente responsabile dei nostri problemi quotidiani. Noi siamo pronti a impegnarci con coraggio e determinazione.

L’Aquila Chiama, idee (chiare) primi appunti per governare insieme la città

In queste settimane sono numerosi gli incontri di L’Aquila Chiama. Ci siamo divisi in gruppi tematici, per rendere le discussioni meno generiche e più specifiche, affinché si arrivi a proposte concrete, realizzabili e decisive per un cambiamento reale della città. Siamo aperti a chiunque, in discontinuità con il passato, voglia contribuire al confronto sui temi, sulle idee e sulle proposte.

La città dove girano miliardi e nessuno lavora. Nel post-sisma L’Aquila ha visto arrivare in città un flusso economico senza precedenti. Le ricadute economiche, però, hanno favorito solo una piccola parte, che continua ad accumulare profitto, mentre – complice anche la crisi – gran parte degli aquilani si sono impoveriti. Oggi, per quanto riguarda la ricostruzione materiale, economica e sociale, la forbice sociale tra ricchi e poveri si è allargata a dismisura. Ci sono cittadini di serie A e di serie B, mentre i proclami, i cronoprogrammi, i mandati, sono stati del tutto disattesi. Com’è possibile che le frazioni siano ancora tutte al palo? Com’è possibile che la piccola porzione del centro storico ricostruito sia a macchia di leopardo? Nel frattempo centinaia di milioni di euro, soldi pubblici destinati e vincolati alla creazione di posti di lavoro, non hanno generato la minima ricaduta economica. Milioni sono stati letteralmente buttati per fallimenti clamorosi come aeroporto ed ex polo elettronico, investimenti a perdere e società chiuse prima di creare un solo posto di lavoro, in situazioni che denunciammo in tempi non sospetti. Soldi che potrebbero essere spesi per investimenti efficaci e capillari, per le piccole imprese locali, per i giovani artigiani e imprenditori di se stessi. In una parola: per gli aquilani.

La prevenzione come elemento di crescita. La non-gestione della sicurezza sismica nei luoghi pubblici ha responsabilità enormi: come si può vivere sereni se la sicurezza dei ragazzi a scuola o quando frequentano il centro storico - in gran parte reinserito in “zona rossa” - non rappresenta una priorità dell’amministrazione? Così come il clamoroso ritardo nella ricostruzione pubblica, a partire dalle scuole, per le quali sono in cassa 48 milioni di euro da anni. L’Aquila può e deve diventare il modello nel Paese in termini di prevenzione sismica e consapevolezza delle comunità rispetto ai luoghi pubblici e privati. In questo l’Università ha un ruolo fondamentale. La città della conoscenza è anche la città della consapevolezza, e L’Aquila centro di eccellenza sulla prevenzione sismica implica necessariamente il coinvolgimento e la crescita dell’Ateneo.

L’Aquila è soprattutto il presente. Alcuni di noi lo affermarono, quasi scherzosamente, già qualche anno fa: L’Aquila necessiterebbe di un assessorato al presente, per riacquisire il sacrosanto “diritto alla città”. La responsabilità dell’attuale classe dirigente, infatti, non è solo quella di non aver avuto una visione per il futuro, ma anche non aver saputo gestire la “città di transizione”. E’ necessario già da oggi far coincidere la ricostruzione degli edifici con la ri-costituzione del tessuto economico e sociale, per ripopolare i numerosi palazzi vuoti, limitare la speculazione e crescere insieme. In questo senso ruolo cruciale hanno gli spazi pubblici, sempre più esigui in città, dove le persone possono finalmente tornare ad incontrarsi e confrontarsi. Occorrono “centri di vita comunitaria”, presenti, attivi e fondamentali già in altre città del Centro Italia simili a L’Aquila, che possono rispondere alla popolazione in termini di servizi, esigenze culturali e sportive, decentrando e al tempo stesso aggregando.

La città “densa”. Nonostante le innumerevoli promesse disattese, L’Aquila oggi manca di una visione complessiva di città capoluogo di regione, per responsabilità ascrivibili a politiche scellerate intraprese sia prima del terremoto del 2009 (centrodestra), sia dopo (centrosinistra). L’enorme territorio comunale è caratterizzato da una dispersione urbana che non ha uguali, che da una parte rende estremamente difficile organizzare e garantire i servizi, dall’altra ha fatto precipitare la qualità della vita, in termini di socialità e “serenità”. Rendere l’enorme territorio comunale attrattivo, desiderabile, inclusivo e “più denso” di abitanti e di vita è una sfida possibile. Occorre rafforzare l’autonomia dei quartieri e delle frazioni e al tempo stesso migliorare i servizi – in primis trasporti e rifiuti – creando una rete fitta di relazioni e confronti in una visione d’insieme. Con questi criteri si sta lavorando a proposte concrete e fattibili, mettendo in campo anche le

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