mercoledì, 18 gennaio 2017 06:55:57

L’AQUILA, OFF SITE ART L’ARTE E’ CAMBIAMENTO CONCORSO INTERNAZIONALE “CHANGE!”

giovedì, 22 dicembre 2016

L’AQUILA - Presentate in Piazza Duomo le prime opere di “Change!”, il concorso internazionale organizzato dall’associazione aquilana Off Site Art in partnership con la noprofit americana ArtBridge.

L’AQUILA. Una rivoluzione di arte e colori ha appena invaso i ponteggi di Piazza Duomo. Da via del Corso a via Marrelli, tra le gru, le betoniere e il grande albero di Natale, otto gigantografie regalano significati nuovi agli scorci sempre uguali della ricostruzione post sisma.

Salendo da Corso Federico II la prima all’angolo dei portici, lì dove una volta c’era il Bar del Commercio, è l’opera di Serena Vittorini, giovane fotografa aquilana fresca di vittoria al Fotografia Festival internazionale di Roma. E poi le opere di Tatiana Arocha, Clara Vannucci, To/Let, Claudia Borgia, Deanna Lee, Giampiero Marcocci, Pierpaolo Mancinelli. Un giro del mondo dall’Africa al Medio Oriente, dall’Europa agli Stati Uniti passando per il Sud America.

Sono le opere dei primi artisti selezionati per “Change!”, il concorso internazionale a cura di Veronica Santi lanciato lo scorso luglio dall’associazione aquilana Off Site Art. Sviluppato in partnership con la noprofit americana ArtBridge e rivolto agli artisti residenti in Italia e a New York, ha visto la partecipazione di più di 350 emergenti per un totale di 1400 opere.

I vincitori sono stati selezionati da una giuria d’eccellenza composta da Ian Alteveer, curatore presso il dipartimento di arte moderna e contemporanea del Metropolitan Museum of New York; Valerio Bindi, architetto e illustratore, organizzatore del festival Crack! Fumetti Dirompenti; Malin Fezehai, fotografa, vincitrice del World Press Photo e del Wallis Annenberg Prize.

Il cantiere questa volta è della Ditta Cingoli, una delle società edili che dal 2014 partecipa attivamente al progetto, mettendo a disposizione ponteggi e competenze per trasformare in realtà quello che al suo nascere in molti ritenevano un progetto troppo ambizioso per il capoluogo abruzzese.

Di questo, e dell’importanza dell’arte pubblica in una città come L’Aquila si è parlato oggi alla conferenza stampa indetta da Off Site Art al Gran Sasso Science Institute, finanziatore del concorso di quest’anno.

Presenti, oltre agli artisti Claudia Borgia, Pierpaolo Mancinelli, Giampiero Marcocci e Serena Vittorini, l’Assessore alla Cultura Betty Leone; il Rettore del GSSI Eugenio Coccia; la Prorettrice dell’Università dell’Aquila Anna Tozzi, che hanno rinnovato con la loro presenza e le loro parole il sostegno al progetto per l’anno futuro.

“Con questo concorso” ha dichiarato la curatrice Veronica Santi, “abbiamo cercato progetti artistici che parlassero di cambiamento. L’Aquila oggi sta crescendo nella sua ricostruzione. L’arte può aiutarla a guardare fuori, creando una traiettoria di solidarietà nei confronti di situazioni e mondi altri da sé”.

Dal 2014 Off Site Art ha installato sulle facciate degli edifici della ricostruzione più di quaranta gigantografie di opere di artisti emergenti. Un virus creativo finalizzato a spezzare la monotonia visiva del cantiere più grande d’Europa e a rilanciare la città in un circuito internazionale di arte contemporanea. Il progetto è patrocinato dall’Università dell’Aquila e dalla Regione Abruzzo, e da quest’anno è parte del progetto “L’Aquila verso Italia 2019” del Comune dell’Aquila.

In molti si chiederanno il significato delle nuove opere in Piazza Duomo. Ecco la presentazione, una per una, delle otto nuove gigantografie.

Una figura che risale le acque e rivela la tensione propulsiva propria di ogni ascensione: è Telemaco, personaggio dell’Odissea, simbolo di coraggio, cambiamento e passione, protagonista dell’opera di Giampiero Marcocci (Teramo 1971) situata al centro del ponteggio. Estensione fisica e psicologica dei territori remoti che Telemaco ha dovuto attraversare per riabbracciare il padre Ulisse, appaiono le opere “Urban Map” di Pierpaolo Mancinelli (L’Aquila 1955) e “Transformation Rhythms” di Deanna Lee (New York 1970). La prima, a sinistra, ricorda una griglia urbana in cui le strade e i punti di attrazione della città sono elaborati digitalmente per creare un pattern sinuoso sul quale si staglia l’ombra di un’aquila in volo. Nella seconda, a destra, si abbandona invece la figurazione per addentrarsi e toccare le corde dell’inconscio attraverso il colore e un ritmo visivo che segue l’andamento delle strutture proprie del mondo naturale.

Dietro il velo e oltre il pregiudizio. L’opera di Claudia Borgia (Roma 1975), collocata a sinistra del ponteggio, fa parte della serie “Behind. Secularism and religion in Iran”, un reportage fotografico che indaga le contraddizioni esistenti in Iran tra la generazione che ha vissuto la rivoluzione del 1979 e quella successiva che conta ormai il 65% della popolazione. Emergono sogni, desideri e approcci al Corano diversi tra loro. Nell’immagine selezionata per L’Aquila, la ricerca di una pentola in cucina diventa un pretesto per mostrare la quotidianità di una famiglia di religione musulmana sciita e suggerire il passaggio tra dimensioni conosciute o nascoste, fisiche, temporali e culturali.

Accanto a Borgia, l’opera di To/Let (Bologna), collettivo artistico nato nel 2005 e composto da Elisa Placucci e Sonia Marinangeli. Utilizzando la fotografia, il video e l’illustrazione, il duo trasforma la pelle dei luoghi e attiva i sensi dello spettatore grazie a semplici elementi grafici che creano una narrazione tanto leggera quanto surreale. In “Poi me ne andai lasciandola lì per tenermi il sogno” la tenerezza dell’infanzia e le sue fragilità sono rappresentate da un bambino rannicchiato in posizione fetale che dorme tenendo in mano un cuore rosso. Su di lui aleggiano barchette e aerei di carta, origami onirici portatori di messaggi lontani.

Dal sogno alla realtà, Clara Vannucci (Bagno a Ripoli 1985) ci porta a conoscere Rikers Island, il carcere più grande della città di New York divenuto tristemente famoso per la corruzione e la violenza interne. Vannucci è la prima fotografa a entrare nella sezione femminile, dove i suoi scatti hanno avuto una doppia funzione rivelatoria: da una parte, hanno permesso di far conoscere le storie di queste donne all’esterno della prigione; dall’altra hanno mostrato loro il proprio volto dopo anni di privazione. Le detenute, infatti, non possono avere specchi, considerati alla stregua di armi.

Tatiana Arocha (New York 1974) crea illustrazioni profondamente legate all’immaginario del suo paese di origine, la Colombia. Figlia di un antropologo e ambientalista, fin da piccola ha potuto vedere da vicino la ricchezza delle foreste pluviali e le problematiche bio-politiche connesse al loro sfruttamento. Il giaguaro, di cui emerge la forza dello sguardo, è il protagonista della sua opera per L’Aquila. Simbolo di tenacia e ferocia, l’animale è nascosto tra la vegetazione e ci osserva, costringendoci a tornare in relazione con il luogo in cui ci troviamo, alla potenza della natura e alle sfide da affrontare quotidianamente.

Chiude a destra del ponteggio l’immagine di Serena Vittorini (L’Aquila 1990). Nella poetica della giovane fotografa la figura umana è spesso isolata, estrapolata da un contesto sociale specifico al fine di comunicare, con semplici azioni interrotte dall’istantanea fotografica, uno stato psicologico ed esistenziale più vasto. In “Find more from themselves is a state of mind” una palla è sospesa per aria mentre un calciatore la osserva attentamente prima di colpirla. Tra l’incertezza del risultato e la determinazione delle intenzioni, lo sport diventa qui una metafora per parlare della vita nel capoluogo abruzzese durante il periodo di ricostruzione post-sisma.

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