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NON FU SOLTANTO ORO L’ABRUZZO DI GASPARI di GIANCARLO DE RISIO

mercoledì, 20 luglio 2011

L’AQUILA - Remo Gaspari insieme a Lorenzo Natali e Giuseppe Spataro è stato uno dei padri dell’Abruzzo moderno. Se la nostra regione fu in grado di uscire dal sottosviluppo economico in cui era nell’immediato dopoguerra, lo deve a quegli uomini che mandati a Roma da centinaia di migliaia di preferenze ad ogni elezione (proprio Gaspari al vertice della sua carriera politica ne ebbe trecentomila), ne favorirono la crescita impetuosa negli anni del boom economico.

Remo Gaspari, sedici volte ministro e più volte sottosegretario nei governi della prima repubblica, fu uno di quegli uomini che riuscì a cavalcare l’onda del boom che viaggiava ogni anno con un Pil (prodotto interno lordo) superiore al 3 per cento, e ad inserire l’Abruzzo in una spirale virtuosa che ne fece una regione progredita e moderna anche con l’aiuto dell’ Europa. La storia politica della nostra regione dice questo. Ma è un racconto del tutto credibile e veritiero? La prima cosa che ci chiediamo è se in tempi come quelli attuali, sarebbe stato possibile per un personaggio come Remo Gaspari affermarsi ed avere il successo di allora. Si dirà che le due epoche non sono sovrapponibili e che certi raffronti non possono essere fatti in assoluto.

Possiamo dire tuttavia che la crescita economica dell’Abruzzo portò in sé i germi della sua attuale decadenza. Il clientelismo innanzitutto. Ancora oggi, per molti, erano “bei tempi” quelli di Remo Gaspari e Antonio Gava, quando la macchina delle assunzioni alle Poste andava a pieno regime tanto che perfino a Partinico, paese d’origine del sottosegretario Dc Giuseppe Avellone, i portalettere erano un decimo della popolazione attiva. Finanziamenti e assunzioni a pioggia che oggi si sono dissolte nel nulla. Alla Siemens dell’Aquila si arrivò fino a 5.000 assunti. Gli occupati aumentavano ad ogni elezione. Poi cambiò il vento, la crescita tumultuosa dell’Italia si arrestò e la gente cominciò ad essere rispedita a casa. Molti si salvarono con gli ammortizzatori sociali, ma non fu così per tutti. Remo Gaspari fu anche il “grande architetto” della maggior parte della rete ospedaliera regionale. Fece costruire l’ospedale di Gissi, suo comune d’origine, per sistemarvi, raccontano, parenti e amici. Oggi gli ospedali abruzzesi, soprattutto i piccoli ospedali, sono troppi, e il piano della Regione per il riassetto della rete ospedaliera stenta a decollare per ragioni di campanile ed esasperati localismi.

Anche la rete autostradale nacque col contributo politico determinante di Remo Gaspari. In origine l’Abruzzo doveva avere soltanto un’autostrada: Roma-L’Aquila-Pescara con diramazione per Avezzano. Teramo sarebbe stata collegata all’Aquila con una superstrada attraverso il passo delle Capannelle. I politici dell’epoca, tra cui Remo Gaspari, vollero la “forchetta” attuale per ragioni di campanile e clientelismo elettorale: e cioè la Roma -Torano con diramazione da una parte per Avezzano-Sulmona- Pescara e dall’altra per L’Aquila-Teramo attraverso il traforo del Gran Sasso. Provate a verificare il volume di traffico sulla Avezzano-Sulmona e sulla L’Aquila-Teramo.

La realizzazione del traforo ebbe un costo in vite umane enorme. Dal punto di vista economico fu un pozzo senza fondo. Durante la sua realizzazione morirono dodici operai. Se oggi l’opera ha un senso lo dobbiamo all’intuizione degli scienziati dell’Istituto nazionale di Fisica che pensarono di affiancare al traforo il Laboratorio di Fisica Nucleare, e in particolare del professor Antonino Zichichi. Diversamente il traforo autostradale sarebbe rimasto, da solo, una cattedrale nel deserto.
Anche il sistema universitario regionale ha risentito della medesima impostazione politico-clientelare che ha portato a doppioni di facoltà, di corsi di laurea, di specializzazioni spesso al centro di dispute tuttora non risolte.

Il contributo che Remo Gaspari ha dato all’Abruzzo è stato certo rilevante, ma anche contraddittorio. Recentemente hanno scritto di lui: “padrino della Dc abruzzese, la sua abitazione è stata meta di pellegrinaggi per centinaia, forse migliaia, di persone che gli chiedevano favori ed elargizioni. Per moltissimi anni è stato lui il crocevia di ogni manovra politica, di ogni feudo di favori e scambi elettorali”. Gaspari, certo, non è stato soltanto questo. All’Abruzzo ha dato molto, ma con lui è nato un modo di fare politica che agli abruzzesi ha dato più vizi che virtù.

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